— Ma ti pare mo’ — diceva Geltrude per consolarlo — che nella gioia di aver ritrovato il figlio possa pensare a queste cose? E sarebbe questa la sua riconoscenza? Infine, tu facesti per lui di là di quanto potevi. Lo tenesti financo a scuola; ti toglievi il pane di bocca per darlo a lui: gli compravi i libri... Che avresti potuto far di più se fosse stato un tuo figliuolo? Potevi tu, vecchio, opporti alla volontà sua che quando dice no o sì, neanche il diavolo potrebbe rimuoverlo? Eppure non aveva guadagnato di belle vesti di belle armi, di bei cavalli facendo quel mestiere? Non era lui il capo della banda? Tu questo dovrai dire al duca. Vuoi che ti accompagni? Parlerò io invece tua, e le saprò ben dire le ragioni perchè, via, dovrà sentirsi ben lusingato che suo figlio fosse capo anzichè coda, come mi sentirei lusingata io...

— Ma quelli lì non la pensano come noi! — gemette il povero uomo. — Vedrai, vedrai quanti rimproveri mi farà e se, in fin dei conti, non cadranno su me tutti i guai! Perchè io non comprendo quale sarà il cuore di quel pover uomo allorchè saprà che il figlio suo era a capo di una banda... brigantesca, perchè è questa, questa la qualifica che i Francesi danno alle bande, ed è inutile illudersi, inutile. Il figlio del duca di Fagnano capo di una comitiva di...? Ah, Geltrude, tu non puoi intendere che dolore sarà per suo padre! Come dice la carta? L’ho letta or ora e l’ho tutta innanzi agli occhi: Che inesorabilmente saranno puniti i colpevoli e non si farà alcun male agl’innocenti. Ora, chi più colpevole, agli occhi dei Francesi, di lui, di Riccardo? Chi ha ucciso più soldati? E a quelli lì per ogni loro soldato ferito, non bastano a vendetta venti vite delle nostre! Ah, Geltrude, Geltrude, io nel leggere il nome del duca Tommaso di Fagnano a piè di quella carta ero per morire dalla gioia; ma ora, ora, dopo aver bene riflettuto, mi sento morire dallo spavento!

— Scusa sai, ma io non lo comprendo un tale spavento — rispose lei. — Io capirei, sì, che tu ne morissi dalla gioia, ma dallo spavento!...

— Perchè tu — proruppe lui — non intendi, non intendi! Un padre che ritrova il figlio suo a capo di gente macchiata di ogni delitto, via, non illudiamoci... macchiata di ogni delitto, quando poi tal padre è un nobile, uno dei primi nobili del Regno, e vien qui per punire coloro che hanno messo a subbuglio queste contrade, alle quali poi non so che debba importare se il governo sia borbonico o francese! Ho inteso dire che altra volta fu spagnuolo, un’altra aragonese, un’altra angioino; ma noi, povera gente, fummo sempre angariati, e se ne verrà un altro che invece d’una bandiera bianca, come quella dei Borboni, ne farà sventolare una di tre colori, come quella dei Francesi, sarà lo stesso per noi, credi a me, lo stesso; e sai che ci avremo guadagnato? che il re invece di chiamarsi Ferdinando si chiamerà Carmine come me, o Francesco Antonio come il fu tuo padre, e sarà detto grande, leale, munifico, magnanimo nè più nè meno come l’altro che si chiamava Carlo, Ferdinando o Francesco!

— Questo è vero: chi è nato incudine...

— E tutti i governi, tutti, anche quelli, anzi specialmente quelli che sdilinguono pei dolori e le miserie del povero popolo, sono martelli che battono su noi martelli tanto più forti, per quanto ostentano di aver pietà di noi!

— Ma insomma che pensi di fare? — chiese Geltrude a cui pareva che il povero uomo avesse dato di volta.

— Non lo so, te lo giuro, non lo so. Andar da quel povero vecchio... che credo sia divenuto vecchio almeno quanto me... son trent’anni oramai!... andar da quel povero vecchio e dirgli: il tuo figliuolo è il capo di coloro che tu cerchi per far tagliar loro la testa: il tuo figliuolo mostra con le sue ferite quanto ostinata fu la sua resistenza: il tuo figliuolo fu colui che fece strage dei tuoi soldati: il tuo figliuolo è fra i primi di coloro che tu dovrai condannare a morte... che vuoi ti dica? non so risolvermi a farlo, perchè so che darei un gran dolore, un mortale dolore a quel povero vecchio, senza forse salvar la vita di quel povero Riccardo!

— Ah — scoppiò lei che non ne poteva più. — E dunque per un tale scrupolo vorresti lasciar morire quel povero giovane? Dunque per un tale scrupolo vorresti che un padre lasciasse tagliar la testa al suo figliuolo, e per giunta ne pronunziasse lui la sentenza? E non temi tu che se il duca un giorno venisse a sapere che per causa tua fece condannare il figlio alle forche, il proprio figlio, intendi? avrebbe il diritto di punir te che gli facesti commettere un tale orrore?

— È anche vero questo, anche vero! — balbettò Carmine.