— Ah, comprendo cos’è: manca il vino! Su, del vino, vecchio tavernaio!
Massaro Cicco dormicchiava dietro il bancone; a quel grido si scosse, si alzò e poco dopo fece ritorno con altre carafe piene e le posò sulla tavola.
Ma il giovanotto, cui l’ebbrezza aveva sciolto lo scilinguagnolo, non volle arrendersi.
— Sì, non dico: la gloria è una gran bella cosa e noi siamo per essa qui; ma le femmine di Gimigliano e di Marcellinara... sono pure da non disprezzarsi, e di uso più immediato della gloria. È vero però che quanto più gli anni passano meno si apprezzano, e il nostro glorioso brigadiere è già in quegli anni che....
— Che non impediscono di rompere il muso ad uno sbarbatello come te — gridò il brigadiere.
— Andiamo, andiamo, si vien qui per divertirsi — gridarono gli altri, alcuni dei quali si erano alzati per interporsi. — Sapete che il capitano ha minacciato di far chiudere la cantina se vi faremo chiasso? Diavolo, siamo dei bravi soldati, dei buoni amici, e dobbiamo guastarci il sangue per un’inezia?
— Per me non serbo rancore — disse il sergentino — ma non voglio che mi si disprezzino le belle femmine di Gimigliano e di Marcellinara, ecco...
— Io non ho inteso disprezzare chi non ho mai visto — disse alla sua volta il brigadiere.
Anche a lui lucevano gli occhietti come al sergentino. Non erano del tutto ubbriachi ma poco vi mancava.
— Orsù — disse alzandosi un caporale — risolvo io la questione: facciamo un brindisi alla gloria e un altro alle belle femmine di Gimigliano.