— Qui il capitano non c’entra... si tratta della gloria dell’Imperatore e della Francia — urlarono gli ubbriachi.

Ella, intanto, seguita dal nonno, si era messa tra la porta e la tavola che la separava dai sottufficiali. Non pareva punto intimorita, e sottovoce, rapidamente, scambiava delle parole con colui che aveva detto esser suo nonno, il quale aveva messo le mani nella bisaccia e girava intorno gli occhietti vivaci e arditi tanto da smentire gli acciacchi e la stanchezza.

Il sergente però non cedette: gli era parso che gli occhi della bella ragazza si volgessero a lui con una espressione di preghiera invocando un difensore, e quegli sguardi lo accesero vieppiù.

— No — disse — io non permetterò che si faccia violenza a questa povera ragazza e a questo povero vecchio. Non si tratta di bere o di non bere del vino... non avete saputo trovare altra scusa che questa per... Siete degl’imbecilli e degli ubbriachi! Sì, sì, ve lo dice il sergente De Chantal!

E in ciò dire saltò presso la giovane donna, e mettendo mano alla daga:

— Che nessuno faccia un passo innanzi! Io sono a molti di voi superiore in grado, agli altri uguale, intendete? Dunque chi fa un passo innanzi avrà da fare con me.

— Grazie, signor sergente, grazie — disse il vecchio che aveva ripreso il suo atteggiamento dimesso. — Vi ringrazio io per questa povera figliuola così spaventata che non sa quel che pur sarebbe il suo dovere.

E in così dire lanciò uno sguardo alla donna, del quale ella dovè comprendere il significato, perchè si rivolse al giovane:

— Sì, sì, grazie. Voi siete buono e coraggioso, voi!

Un osservatore avrebbe notato che ci era come un’ironia nell’accento e nello sguardo che rivolse al sergente il quale se ne ringalluzzì tutto; ma intanto i compagni, punti da quelle parole, cercavano di rovesciare la tavola che dai tre li separava.