— Dovete permettermi però che io vi offra da cena... Faremo più intima la nostra conoscenza... Non dite di no, via!

— Non per rifiutare la vostra offerta — rispose il vecchio — ma io sono stanco, non mi reggo in piedi e vorrei dormire.

— Ma la vostra nipote...... non sembra stanca, lei.

— In verità, vedrei volentieri che mia nipote si ristorasse un po’ meglio di quel che non ha fatto. Povera creatura, due uova appena... Ma è tanto timida! Di’, Margherita, vuoi accettare l’offerta di questo buon giovane che ci ha protetti? Io intanto mi riposerò là in fondo e se mi sentirai russare, mi sveglierai come le altre volte. Di’ vuoi? Bisogna pur mostrarsi grati coi nostri benefattori!

— Farò il voler tuo, nonno — rispose la ragazza.

Il sergentino non capiva nei panni per la gioia, tanto più che ella pareva che a poco a poco vincesse la timidezza e gli lanciava degli sguardi che gli facevan correre dei brividi per le carni.

— Per rassicurarvi — disse il giovanotto — chiuderò la porta. Stasera sono di guardia ai feriti, poveri diavoli del tutto impotenti a muovere un passo. Solo il capo, quel capitan Riccardo che, almeno per quel che si dice, è assai nelle buone grazie di Madama Carolina, mi dà un po’ di pensiero... È un valoroso colui, capace delle più temerarie imprese. Lo abbiamo visto alle prove; ma l’ho ben raccomandato al caporale. Possiamo dunque godercela un po’ chiacchierando.

— Ma — disse il fondachiere — se i soliti avventori troveran chiusa la porta andranno via, e a me chi mi rivalerà di quel che perdo?

— Quel che perdi me lo metterai nel conto, e non ti pagherò in assegnati, sta tranquillo, ma in belle piastre con l’effigie di quel vigliaccone che fu già vostro re. Apri l’orecchio e ascolta.

In così dire battè sul taschino della giubba che mandò un tintinnio d’argento.