— Su, prepara in un cantuccio un po’ di cena: quel che hai di meglio.

Massaro Cicco si diede attorno per preparare la cena; intanto il sergente, che aveva chiuso la porta, si era fatto vicino alla ragazza, mentre il vecchio aveva deposto la bisaccia sul mucchio della paglia e vi si era sdraiato vicino.

— Non avete paura di me, bella Margherita? — disse il sergente con un fatuo sorrisetto.

La ragazza lo squadrò, e come se stesse per prorompere mosse le labbra; ma si contenne, e riassumendo l’aria timida ed ingenua, rispose:

— Nè di voi, nè... di nessuno. Quando si sa di non far male....

— E noi non facciamo male a nessuno; ma lasciatemi sperare che diverremo buoni amici.

— Certo, buoni amici — disse lei con un sorrisetto che avrebbe fatto sorgere gravi dubbi a chi l’avesse bene osservato.

— Su, venite a cena. Ah, bravo! Il tintinnìo dell’argento ha fatto un miracolo: della carne, del salame, mentre, amico fondachiere, poco fa dicevi non avere che del formaggio.

La ragazza si alzò e andò a sedere su uno dei due sgabelli che Cicco aveva messo ai due lati della mensa. Il sergente le sedette di contro.

Aveva riacquistato l’aria sicura e tranquilla; nessuno avrebbe detto che pochi istanti prima ella avesse pianto; si era messa a cenare di buon appetito, con un certo aspetto che avea dell’ironico.