— Tu che dici? Tu che dici? — esclamò il buon uomo — tu lo vedrai ancora per molti e molti anni non solo morire, ma nascere il nostro sole. Tu dunque ignori?... Ma già, come puoi saperlo? che cosa intendevi dire con quelle parole? Che ti fucileranno forse? Fucilar te? E chi ne dovrebbe dar l’ordine, il Commissario civile? Lui!... Via, lascia che mi sbellichi dalle risa...
E il vecchio si diede a ridere così sonoramente che il giovane, temendo avesse dato di volta pel dolore, lo guardava impietosito.
— Tu mi credi pazzo? — disse Carmine quando si riebbe. — Non sono pazzo, no, e lo vedrai, lo vedrai. Ma, a proposito dimmi che n’è di Pietro il Toro e dove potrei trovarlo.
— Io, però — disse il sergente — non posso più oltre permettere un tale colloquio. Se ho assentito a condurre qui il prigioniero senza ceppi...
Il vecchio Carmine lo guardò con un sorriso di compatimento sulle labbra.
— Voi avete creduto di far cosa biasimevole anche se il vostro cuore l’approvava — disse voltosi al sergente. — Ma di questa buona azione voi avrete un premio, ve lo dico io, avrete un premio. Dunque, dove potrei trovare quella testa matta di Pietro il Toro?
— Che vuoi che ne sappia io? — rispose Riccardo. — Io so che fra poche ore... povero zio Carmine, sarò in un luogo donde non si fa più ritorno.
In questo la porta si aprì e un valletto comparve.
— Ci è qui un paesano che ha chiesto un’udienza?
— Sono io — disse Carmine avanzandosi e facendo un segno con la mano a Riccardo, come se volesse fargli intendere che quell’udienza chiesta ed ottenuta spiegar doveva il mistero delle sue parole.