— Il Commissario civile vi aspetta — disse il valletto. — Che il prigioniero attenda qui per esser chiamato.
Riccardo ben sentiva che qualche cosa di grave vi era in quel mistero; che il vecchio Carmine era lì per lui; che quella sicurezza, quella gioia nascondevano un mistero che gli sarebbe presto spiegato. Ma rinunciava a indovinarlo, e quindi sedette per aspettare la sua volta, come aveva detto l’usciere.
— Ah, mi aspetta, mi aspetta! — esclamò Carmine che pareva fuori di sè dalla gioia. — Eccomi, eccomi...
Poi voltosi a Riccardo:
— Ce ne andremo insieme a braccetto dopo che anche tu avrai parlato col Commissario civile che bacierà in terra per ringraziare il Cielo. Ce ne andremo insieme a braccetto... se però tu... quando saprai, e sarà fra poco, non sdegnerai la mia compagnia!
Ciò detto si precipitò verso l’uscio, mentre Riccardo, che non aveva nulla compreso delle parole di Carmine, lo guardava stupito.
— Quel povero vecchio è matto! — disse il sergente sedendo presso il prigioniero.
Il duca di Fagnano sedeva innanzi un ampio scrittoio e teneva gli occhi fissi alla porta con una grande curiosità, aspettando che comparisse colui che gli aveva scritto di aver gravi cose da comunicargli e che si riferivano al tempo in cui il duca, evaso dalle carceri, era tornato nel villaggio. Ciò era bastato per fargli sorgere nell’animo una speranza vaga, strana, alla quale sicuramente avrebbe tenuto dietro una delusione.
Che cosa aveva fatto lui prima di prendere la via dell’esilio? Era tornato nel villaggio a rischio di essere ripreso, si era abboccato con quella povera creatura che era stata svegliata a mezzo della notte dal noto fischio di lui, aveva ottenuto che ella, nel delirio della gioia per rivederlo vivo e libero, assentisse a seguirlo di notte nella chiesa per la celebrazione del matrimonio; aveva pregato il parroco, si era provvisto di due testimoni. Poi, appena le nozze celebrate, era andato via, chè già si sapeva cercato dagli uomini del Governo. Che doveva dirgli dunque colui che gli ricordava quell’epoca della sua vita? In nome di chi veniva se lei era morta, uccisa dal dolore, morta col pegno del loro amore che portava nelle viscere?
Carmine entrò pallido e ansante dall’emozione, ma non seppe dir parola nel trovarsi dinanzi a quel nobile vecchio, nel quale aveva riconosciuto il giovane mite e pensoso di un tempo. Il vecchio duca lo guardava, sforzandosi di ricordare, ma pareva che ogni ricordo fosse dileguato in lui, onde ruppe il silenzio per dirgli: