— Ebbene si continui il cammino. Se gl’Inglesi oseranno attaccarci si risponda al fuoco col fuoco, alla violenza con la violenza. Si tronchi ogni indugio, ogni dissimulazione, ogni esitanza.

Già si era chiarito il giorno e potevan vedersi rosseggiar sulle alture i soldati inglesi che convergevano verso la vallata. Riccardo che era disceso da cavallo, si teneva immobile, con le braccia conserte, pallido in viso, chè ben comprendeva quanto imprudente fosse quella inconsulta temerità della Regina che comprometteva la riuscita dell’impresa. Ella evitava di guardarlo, sdegnata con lui e fors’anco con se stessa non essendo riuscita a dominarsi, vinta dall’impetuosità della sua natura.

— Maestà — disse lui, infine — poichè Ella vuole che io muoia col rimorso di averla condotta al mal passo, e col rammarico di non aver saputo impedire una catastrofe, son pronto ad affrontare gl’Inglesi, checchè possa accadere. Io ho votato la mia vita a Vostra Maestà, e che prima o poi gliela getti ai piedi non importa perchè essa non vale un sol corruccio, sia pure un lieve capriccio della mia Regina. Ma non per un corruccio, non per un capriccio. Ella deve rinunciare alla impresa cui ci ha votati; Ella, sia pure per un giusto orgoglio, non deve esporre la sua vita e gli alti destini a cui è chiamata. Pensi a quel che direbbero i suoi nemici e quale trionfo non sarebbe per essi il poterla accusare di ribellione contro le leggi del Regno che ha il dovere di custodire...

Ella che ascoltava col capo chino, mordicchiandosi le labbra, in una visibile lotta tra la ragione e l’orgoglio, fece un gesto per interrompere il giovane, il quale proseguì con voce calma che riusciva ben più efficace nell’animo di lei:

— Uno scontro, anche vittorioso, sarebbe la rovina dei suoi disegni. Finora gl’Inglesi sono suoi alleati e protettori; sol quando Sua Maestà il Re avrà ripreso le redini del Governo, solo allora sarà suo diritto di trattare come usurpatori e di combattere cotesti Inglesi arroganti ed ingordi.

La Regina ansava, come chi invano si divincolasse nei ceppi che lo stringono, tanto le parole del giovane ne avevano costretto l’orgoglio a piegarsi.

— Mi consigliate dunque di fuggire? — disse irosamente fissando Riccardo con occhi sfolgoranti.

— No: di tornare alla villa sul mio cavallo.

— E voi? — chiese lei.

— Io? — rispose il giovane con accento risoluto — io continuerò il cammino scortando la lettiga. Se mai gl’Inglesi ci assaliranno, l’ho detto a Vostra Maestà, gittar prima o poi la vita ai suoi piedi a me non importa. Non è per me che io vi consiglio di piegarvi alla necessità, non è per me, o Regina!