Ella stette un istante muta e pensosa, con la fronte corrugata, col viso sconvolto dalla tempesta che le ruggeva dentro; poi vinta, ma pur sempre accesa da una sorda ira:

— Avete ragione — disse. — Mi vendicherò, mi vendicherò un giorno di quel che mi han fatto soffrire.

Alma in tutto quel tempo se n’era stata immobile ed impassibile allo sportello. Evitava di guardare il giovane di cui però approvava le assennate parole.

— Su, presto, in sella — disse Riccardo. — Vostra Maestà sa bene la via e in un’ora sarà tornata nei suoi appartamenti mettendo al galoppo il cavallo. Tornando indietro con la lettiga al passo così lento dei muli correremmo il rischio di esser raggiunti.

— Ed Alma? — chiese la Regina tuttora esitante.

— La signora duchessa verrà con noi onde gli Inglesi non possano sospettare quel che è avvenuto se c’intimassero di fermarci. Perocchè non ricorrerò alle armi che in caso estremo.

A queste parole la Regina impallidì vieppiù: si sarebbe detto che in lei più che il pericolo potesse la gelosia. Lasciar che Riccardo accompagnasse Alma era un sacrifizio superiore al suo orgoglio, non le essendo sfuggito lo sdegno della giovinetta che per tutta la via se n’era stata raccolta e silenziosa. A qualunque costo dunque voleva evitare una spiegazione tra i due giovani, onde disse con accento di risolutezza incrollabile:

— Io non debbo, io non voglio tornar sola; preferisco quindi di risalire in lettiga.

In questo un altro messo sopraggiunse mandato da Pietro.

— Gl’Inglesi sono a trecento passi da qui; fra poco ci avranno posto in mezzo. Che fare dunque, che fare?