Ma queste parole non valsero a trarre dalla perplessità nè la Regina nè il giovane. Non era più il pericolo che li teneva incerti; gli è che Riccardo ben leggeva nell’anima della Regina, la quale forse credeva egli volesse allontanarsi per restar solo con Alma. Nè questa era meno ferita da quella scena di cui non le era sfuggito il significato oltraggioso per lei. Dunque la Regina vedeva in lei una rivale? Dunque egli la credeva così incurante della dignità sua da non aver potuto soffocare in sè, anche se fosse sorto, l’amore per chi in sua presenza non nascondeva d’esser legato a un’altra donna?
Umiliata, confusa, s’era ritratta in fondo alla lettiga per nascondere le lacrime di sdegno e di dolore che le sgorgavano dagli occhi. Pure in quell’orgasmo si chiedeva che volesse da lei uno degli uomini della scorta che, chiuso in un mantello, col viso nascosto, tenendosi dietro a Riccardo e sul ciglio della strada, la contemplava con uno sguardo strano del quale non sapeva intendere l’espressione.
Tutto ciò era accaduto rapidamente, quando una voce s’intese: colui che fin allora si era tenuto in disparte sul ciglio della strada, lasciò cadere il mantello e si avanzò verso il giovane e la Regina.
— Prendo l’impegno — disse con accento vibrato — di ricondurre io la duchessa alla villa. Si stacchino i muli dalla lettiga... Vostra Maestà monti a cavallo, monti capitan Riccardo su uno dei muli per accompagnarla. Poco dopo, ne impegno la mia parola, noi vi raggiungeremo.
Capitan Riccardo era retrocesso con un grido di stupore.
— Vittoria, Vittoria! — esclamò quasi smarrito.
— Chi è quest’uomo? — chiese la Regina.
Ma intanto Vittoria si era data a sciogliere i muli della lettiga, con mano esperta e vigorosa.
— Tu qui, tu qui! — diceva Riccardo con voce che esprimeva tutti i diversi sentimenti fluttuanti nell’animo.
— Direte poi a... a Sua Maestà chi io sia. Salite in groppa, intanto, salite in groppa.