La Regina rassicurata che Riccardo l’avrebbe seguita era già a cavallo. Però non ristava dal guardar Vittoria nella quale aveva riconosciuto la donna di quella notte al castello; ma non volle interromperla nell’opera a cui attendeva, poichè essendo ora sicura che Riccardo non sarebbe rimasto solo con Alma, se il pericolo che le incombeva non la spaventava, aveva compreso alfine che tutti i suoi disegni sarebbero stati compromessi se si fosse lasciata cogliere dagl’Inglesi.
Intanto Vittoria aveva staccato i muli.
— Salite — disse a Riccardo che se ne stava silenzioso, ancora fuor di sè per quell’incontro, sentendo il bisogno ma pur non osando, di mostrar tutta la sua gioia a quella donna che per lui al certo era sbarcata in Sicilia, non osando ricordarle l’intervento di lei, perchè al certo era lei, nella notte innanzi per far posto ad Alma nella lettiga.
Ed era, anche, in collera con se stesso, perchè posto fra quelle tre donne aveva sentito venir meno tutta la sua energia, umiliato altresì dalla intromissione di Vittoria, nella quale vedeva più che un rimprovero pel suo contegno. Egli leggeva, ben leggeva nell’animo di quelle tre donne così diverse per indole, per educazione e per stato sociale, ma accomunate non solo dal pericolo, ma anche da uno stesso sentimento.
Il giovane macchinalmente era salito in groppa al mulo quando dal fondo della strada rimbombò un colpo di fucile.
— Presto, presto, partite! — disse Vittoria che pareva avesse preso la direzione di quella ritirata.
In così dire sferzò il cavallo della Regina che partì di galoppo.
— Io resto — disse Riccardo frenando la cavalcatura che al rimbombo aveva dato un balzo.
Ma Alma che era saltata a terra, stendendo il braccio verso la strada fino allora percorsa:
— Il vostro dovere è là — disse — là. Bisogna anzitutto che la nostra Regina sia salva, intendete? e che giunga alla sua villa seguita almeno da un servo.