— Perdono Maestà — le disse — perdono! Il pericolo che lei corre mi esaspera, ma io darei tutto il mio sangue per risparmiarle una lacrima sola.

— Ah! — esclamò Carolina d’Austria — mi rimproverano di essere stata crudele, di essere stata feroce; ma quale, quale creatura di Dio ha mai sofferto quel che io soffro?...

In questo un Calabrese veniva correndo.

— Gl’Inglesi scendono dalle due colline con l’evidente intenzione di accerchiarci — gridò appena giunto presso la lettiga. — Pietro il Toro chiede che far bisogna.

La Regina a queste parole aveva aperto lo sportello ed era balzata a terra.

— Bisogna combattere — esclamò — per aprirci il passo. Se a voi trema il cuore, non trema a me. Sono io la vostra Regina, io padrona e signora di questo Regno, io padrona ed arbitra della vostra vita.

Gli occhi le sfavillavano, una fiera risoluzione le si leggeva nel viso bellissimo che raggiava di sovrana maestà. Gli uomini della scorta affascinati, esaltati da quelle parole e dall’aspetto regale, le si erano stretti intorno.

— Viva la Regina! — esclamarono.

— Posso dunque contar su voi? — chiese lei volgendo gli occhi fieramente sul gruppo di quei suoi fedeli.

— Fino alla morte — risposero ad una voce.