La risposta ad un tal perchè, risposta che si era data anche prima, l’aveva immersa in un’angoscia profonda. A che dissimulare lo stato del suo cuore? Ella amava colui che non più un misero avventuriero, ma era per lei più che un suo pari, più che un suo intimo congiunto: era un uomo innanzi al quale se non lei, il padre di lei doveva chinar la fronte ed arrossire.

Era stata dunque la gelosia che l’aveva indotta a quel passo di cui ora subiva le conseguenze, la gelosia cieca, irriflessiva che le aveva fatto affrontare con amara voluttà lo spettacolo del fascino che la Regina esercitava su Riccardo, fascino del quale ella intuiva la causa, chè non era tanto inesperta della vita da non comprenderne ciò che per una fanciulla esser deve un mistero. Ed era rimasta profondamente colpita al cuore per lo sgarbato obblìo di Riccardo che, pur sapendola a lui vicino, incurante di lei si era abbandonato alle carezze dell’amante, e lo sguardo ebbro di desiderio del giovane aveva vieppiù scavato l’abisso che da lei lo separava.

Tutto il suo avvenire era compromesso, chè ella si sentiva incapace di darsi ad un altro amore, pur sentendo vergogna di quello che forse da gran tempo aveva custodito nel cuore e che di un tratto era scoppiato così veemente!

Ed ecco che per effetto di quell’amore che si rimproverava come una colpa, come una vergogna, ora si trovava in un bosco, presa nell’ingranaggio di quell’intrigo, travolta senza volerlo in un’avventura che avrebbe avuto conseguenze ben fatali per lei e per suo padre che ella aveva sempre amato, quantunque ne intuisse l’ambizione, ad appagar la quale lo reputava di tutto capace.

E mentre tremava di sgomento in quella solitudine, col pericolo imminente di esser sorpresa dai rozzi e brutali soldati inglesi che l’avrebbero considerata come un’avventuriera, pensava a Riccardo ed alla Regina che erano già al sicuro o immemori o incuranti di lei nella gioia dello scampato pericolo...

Ma qui si arrestava per respingere una visione che la faceva fremere di sdegno e di dolore. La gelosia le aveva rivelato della vita quel che la severa educazione aveva coperto di un velo. Ella sentiva vergogna di quella persistente visione, se ne faceva tuta colpa, pur non riuscendo a scacciarla, quantunque invano, invano chiudesse gli occhi per non vederla. Soli, liberi, lieti dello scampato pericolo forse in quell’ora istessa abbandonavansi alle dolcezze del loro amore, mentre essa in quel bosco smarrita, non sapendo che sarebbe di lei avvenuto, era in preda non solo allo sgomento ma anche ad un’ira sorda che pur si rimproverava come una colpa.

Ma, ed era questo un fenomeno strano, un effetto della sua educazione, non contro la Regina sentiva le punture di quell’acre sentimento che le era sorto nel cuore: la Regina anche coi suoi vizî, anche con le sue sregolatezze era sempre per lei la Regina, inviolabile ed intangibile, per la quale era debito d’ogni suddito di dar la vita, come lei l’avrebbe data; e nell’equità dell’anima sua neanche Riccardo era colpevole. Da quando aveva inteso per lui quel che ora le pungeva il cuore? Non lo aveva per tanti anni tenuto in conto di un vil servo del quale avrebbe sdegnato l’omaggio più devoto? Che cosa aveva fatto lei per meritar che egli le sacrificasse sia pure il capriccio ond’era stata presa per lui la Regina? E se ci era un colpevole non era suo padre la cui ambizione aveva fatto tacere in lui l’affetto fraterno? Era seco stessa dunque che doveva rammaricarsi, contro se stessa doveva volgere la sua ira, e se quella era gelosia, se era amore il sentimento che le pungeva il cuore, era lei la colpevole, lei che si era lasciata vincere, venendo meno al suo orgoglio, alla sua alterezza!

Era in questi pensieri quando fu riscossa dalla voce di Vittoria.

— Venite, venite — le disse questa comparendole innanzi — ho trovato un rifugio su una rupe nel fondo di un bosco ove potremo aspettare al sicuro che la strada sia sgombra. Vi ho trovato alcuni amici che poterono salvarsi dall’inseguimento. In pochi potremmo resistere a tutto un reggimento.

— Voglio andar via, voglio andar via! — gridò la giovanetta sgomenta, cui pareva orribile esser costretta a vivere in comune con quella gente chi sa per quanti giorni.