— Voi dovete seguirmi, intendete? — rispose Vittoria con accento aspro e reciso. — Io non posso, non debbo esporvi ad un incontro con quei maledetti, scostumati e brutali forse più che i Francesi. Sono io che rispondo di voi, io che ho dato la mia parola, e sia pure contro voi stessa, debbo mantenerla.

Alma comprese che era inutile insistere; piegò il capo e si lasciò prendere per la mano.

— Io non so se vi amo o se vi odio, nol so e nol voglio sapere — disse Vittoria con accento lento e solenne — ma so che darei tutto il mio sangue perchè non vi sia torto un capello. Anch’io ero una gentildonna come voi, ma non fossi altro che Vittoria, Vittoria la feroce, Vittoria la crudele, ho la mia superbia anch’io, e per questa superbia, non dubitate, vi proteggerò per ridarvi a lui fino all’ultima goccia del mio sangue. Venite dunque, venite.

Alma aveva compreso ben poco di quelle parole, ma sentendosi dominata dall’aspetto e dall’accento di quella donna si lasciò condurre verso il folto del bosco. D’altra parte, era così convulsa, così smarrita da non aver più la forza di resistere. Solo chiedevasi perchè quella donna avesse detto che l’avrebbe ridata a lui.

— Sa dunque che io l’amo, sa dunque che io l’amo? — domandavasi con un segreto terrore del quale non avrebbe saputo ridire la causa.

E intanto saliva il colle boscoso dietro quella donna che pareva avesse dei diritti su lei.

— Ecco, siamo giunti — disse infine Vittoria.

Un edificio dalle mura qua rotte, là screpolate si ergeva sulla cima del colle i cui fianchi dal punto in cui finiva il bosco si elevavano brulli e scoscesi. Una angusta stradiciuola incavata nel masso saliva fino ad un piccolo vano dell’edificio di cui un tempo era stato forse la porta. Invero pochi uomini risoluti a vender cara la vita avrebbero potuto da quelle mura tener fronte al nemico per quanto numeroso, non potendo essere assaliti che solo per quell’angusto sentiero.

La giovanetta affannava salendo il dirupato viottolo. Chi mai avrebbe in lei riconosciuta la superba figlia del duca di Fagnano, l’amica della Regina usata a vedersi d’intorno una corte di maggiordomi e di valletti? Con le vesti lacere, la bionda capellatura scomposta, il viso scolorito dal disagio e dallo sgomento, si trascinava a stenti dietro quella donna in abito da uomo che di tanto in tanto le si volgeva per incuorarla, guardandola con occhi che esprimevano ora la pietà, ora un sentimento indefinibile da far trasalire la povera fanciulla.

Giunsero così sulla spianata innanzi ai ruderi del vecchio castello, ove trovarono alcuni uomini di quelli della scorta che vi si erano ricoverati.