— Vane — continuò la Regina che finse di non aver compreso il sarcasmo contenuto nell’osservazione del marito — perchè tu ti compiaci dell’inerzia obbrobriosa nella quale ti sei lasciato condannare.
— Non è compiacenza la mia; è filosofica rassegnazione ai voleri di Dio.
— Rassegnazione? — esclamò fieramente la Regina, i cui occhi sprizzavano faville. — Non siamo noi i Re legittimi? Non lo abbiamo avuto da Dio questo trono? Non siamo forti del nostro diritto? Non abbiamo per noi la Giustizia?
— Sì, è vero — rispose il Re sbadigliando — ma gl’Inglesi han qualche cosa di più: hanno le baionette dei loro soldati e i cannoni delle loro navi.
— E ne avremo anche noi, come ne abbiamo che per noi combattono in Calabria ed altrove: cuori di ferro e braccia gagliarde, che la fede nel trionfo finale rende invitti. È bastata la mia parola per far balzare in armi a mille a mille i campioni che han visto dai nostri nemici disertare i loro campi, distruggere le loro famiglie, che cacciati per ogni dove come belve, pur restano saldi ed impavidi, invano dal loro Re, cui difendono i sacri diritti, aspettando una parola di conforto! Ne abbiamo dunque anche noi delle baionette e dei pugnali per aprirci le porte della reggia, sol che tu accenni a risalirci.
— Ma — rispose il Re che aveva ascoltato tentennando il capo — non cercherei di meglio se non si trattasse che di alzar la gamba. Ma gli è che temo di spingere questi maledetti Inglesi alle ultime estremità come per le tue imprudenze spingemmo i Francesi. Perchè, via, sii ragionevole, non fosti tu che m’inducesti ad aprire i nostri porti non solo agl’Inglesi, ma financo ai Russi, ciò che poi servì di scusa al Bonaparte per scagliarci contro tutto un esercito... quantunque ci fossimo dichiarati neutrali? Ora io che, come dicono i nostri buoni lazzaroni, sono scottato dall’acqua fredda, debbo anche adesso seguire i tuoi consigli e avventurarmi chi sa a quale arrischiata impresa? Infine, dopo di me il diluvio, disse mio zio, o prozio, non so bene, Luigi XV!
— E alla tua salute eterna? Non ci pensi alla tua salute eterna?
— E che ci entra? Non mi confesso ogni venerdì? non ascolto talvolta fino a tre messe al giorno?
— Non sai che cotesti Inglesi sono degli eretici e che Santa Madre Chiesa ci fa una colpa della nostra tolleranza? Dei protestanti assai più nefasti alla nostra santa religione dei mussulmani, ed assai più di essi nemici, che governano in tuo nome questo popolo di un sentimento religioso così vivo e profondo! Non è questo uno scandalo del quale dovremo dar conto a Dio?
Un tale argomento parve scuotesse il vecchio Re, il cui aspetto era divenuto pensoso.