— Voglio andar via. Gl’Inglesi rispetteranno in me la figlia del duca di Fagnano!
— Gl’Inglesi vi costringerebbero a dire come voi, figlia del duca di Fagnano, vi siete trovata sola in un bosco mentre essi davano a noi la caccia. Compromettereste così la nostra Regina, per la quale noi siamo disposti a dar la vita — rispose Vittoria con accento severo.
Poi raddolcendo la voce, quasi pentita della sua asprezza, in che però aveva una lieve inflessione d’ironia.
— E saremo disposti anche a darla per voi se non disdegnate la nostra compagnia — aggiunse.
Alma, non rispose; chinò il capo con un sospiro e sedette, come rassegnata alla sua sorte.
Pietro il Toro, che aveva ascoltato scrollando il capo quasi rispondesse ad un segreto pensiero, si avvicinò alla giovinetta e le disse con accento rispettoso e insieme paterno:
— Quella lì — e con la mano accennava a Vittoria — è meno cattiva di quello che si creda. Voi qui siete, per così dire, la sua ospite, e una tigre non difenderebbe tanto ferocemente i suoi figli come ella difenderebbe voi. Abbiate dunque pazienza e vi prometto che appena la strada sarà sicura io stesso vi condurrò da Sua Maestà. Andate, andate ora fra quei ruderi ove vi si acconcerà un buon tettuccio coi mantelli che ho trovato sulla mula tolta agl’Inglesi. E riposate tranquilla chè noi veglieremo; riposate tranquilla meglio che una regina nel suo palazzo.
— Grazie! — rispose lei sollevando i begli occhi gonfi di lacrime.
La Regina intanto, che era passata per la strada fiancheggiante il colle prima che gl’Inglesi scendessero per prendere in mezzo la lettiga con coloro che l’accompagnavano, al certo per l’avviso che avevano ricevuto da qualche loro spia, era giunta alla villa seguita da Riccardo, che però si volgeva ad ogni istante per vedere se Alma e Vittoria li seguissero. Sentiva l’anima oppressa da sinistre apprensioni; per quanto la gratitudine che doveva a Vittoria fosse ben grande, pur sapendone l’indole torbida e violenta acuita vieppiù dalla passione insoddisfatta, non era punto tranquillo. La improvvisa ed imprevista apparizione di quella donna che al certo era passata in Sicilia solo per lui, se da una parte gli era giunta grata, dall’altra lo impensieriva non poco, complicando vieppiù l’incertezza nella quale viveva pel fascino che subiva della regal donna di cui era l’amante, e per quel sentimento profondo che nutriva in cuore per Alma.
Perocchè egli invano si chiedeva qual fosse la sua meta, quale esser potesse il suo domani. Non gl’importava di lasciar la vita in quell’impresa, ma posto tra quelle due donne, se mai la Regina trionfasse, se ritornasse libera e potente, avrebbe dovuto pur decidersi, sia facendo riconoscere i suoi diritti al nome ed al titolo di suo padre, sia rinunciando al suo amore per Alma, o ai suoi intimi rapporti con la Regina. Ma in tal caso come affrontarne l’ira e l’odio che si sarebbero riversati su quella povera giovinetta? E questa, anche se lo amasse, si sarebbe piegata a quell’amore, pur sapendo la natura dei legami che lo avvincevano alla Regina? Il suo amor proprio ferito, la sua gelosia messa a tante dure prove non si sarebbero ribellati? Non avrebbe lei ricordato la involontaria recente villania di lui che innanzi alla regale fascinatrice si era mostrato del tutto dimentico della giovinetta che veramente ed unicamente amava?