Ed ora un’altra donna, violenta nell’odio come nella passione, si frammetteva nella sua vita, una altra donna a cui era legato da tanta gratitudine!
Non era sfuggita alla Regina la preoccupazione del giovane che quanto più si allontanava dal luogo in cui aveva lasciato Alma tanto più appariva agitato: ma poichè il pericolo non era del tutto scomparso, ella spronava vieppiù il cavallo, quantunque punta da un certo rimorso per aver dovuto distaccarsi dalla sua giovane amica, e dal dispetto di dover sottrarsi con la fuga a coloro che pure erano venuti in Sicilia per proteggerla e per difenderla.
Giunta innanzi la porta della villa, Maria Carolina balzò dal cavallo, ne gittò le redini al negro che era accorso e si fermò sulla porta per aspettare Riccardo che poco dopo la raggiunse.
Il giovane era scuro in viso come chi sia oppresso da un pensiero angoscioso.
— Che Vostra Maestà mi perdoni — disse — ma temo che sia incorso qualche sinistro a... alla sua giovane amica. Dall’alto del colle per quanto è lunga la strada che si volge in fondo alla vallata non ho visto alcuno, eppure avrebbe dovuto....
— Salite — disse lei imperiosamente.
E gli volse le spalle come sicura che avrebbe ubbidito al suo ordine. L’ira, il dispetto ed un altro sentimento ben più logorante le si leggevano nel viso, mentre passava tra i valletti schierati sopraggiunti al suo arrivo.
Il giovane esitò per un istante, ma non osò protestare, e si diede a salir la scala dietro la Sovrana, che non si era neanche rivolta per vedere se la seguisse.
Quando furono in una stanzetta alle cui pareti erano i ritratti di alcuni degl’imperatori e delle imperatrici di Austria, ella si lasciò cadere su un largo divano, mentre il giovane, arrestandosi sull’uscio, si teneva nell’atteggiamento di chi frema impaziente ed abbia altrove volto il pensiero.
— Sedete — ordinò la Regina che affettava un contegno calmo e sicuro.