Ma alle ultime parole della Regina, che erano un estremo oltraggio per lui, egli trasalì, gli occhi balenarono di una luce sanguigna, le labbra gli tremarono; pure, poichè ella ne aspettava la risposta, sperando in cuor suo che fosse umile e dimessa egli disse con voce lenta, ben marcando le parole:
— Vostra Maestà dunque ebbe torto ad aprir le braccia a chi, insudiciato di fango, in quella notte in cui versò buona parte del suo sangue, avrebbe meritato non le regali lusinghe, ma le scudisciate dei suoi valletti, se... vi fosse stato uomo al mondo tanto ardito da osare di fargli oltraggio!
Ella non si aspettava quella fiera risposta. Il suo orgoglio regale, la violenza della sua indole, la sorda ira accesa dalla gelosia combattevano in lei contro il suo amore, senza sopraffarlo ma anco senza esserne vinta. Gli è che pur essendo l’amante di quel giovane voleva anche esserne la Sovrana; gli è che la sua alterezza non le permetteva di confessare di essere gelosa, lei, la figlia dei superbi imperatori, di una povera giovinetta, della cui beltà tenera, dolce, soave, così diversa dalla sua, ella ora soltanto si era accorta, ora che a quell’unica amica che le era rimasta invidiava la giovinezza e la verginale leggiadria. In quell’istante aveva posto in oblio tutto il gran disegno; la congiura contro gl’Inglesi, il ricupero del potere, l’esiglio, la dignità regale vilipesa. Nulla le sventure, nulla l’avvilimento in cui era caduta avevano influito sul suo carattere che ondeggiar la faceva tra le piccole e le grandi cose, tra le eroiche virtù di Sovrana e i vizi e le passioni di un’anima di donnicciuola.
Le parole di Riccardo la ferirono non solo nel suo orgoglio, ma nella illusione che ella potesse sull’animo di lui fino a vederlo umile e contrito anche negli oltraggi. Scorse nella risposta del giovane la confessione quasi del suo amore per Alma con qualcosa di più atroce: il disdegno dell’uomo per la donna che gli si era data senza amore e per capriccio. Allora comprese in quale abisso fosse canuta: nell’impotenza di punire quell’uomo che aveva risposto con l’oltraggio all’oltraggio; misurò la rovina, la miseria del suo stato dalla quale nulla sarebbe valso a trarla. L’ira, lo sdegno, il dolore le agganciarono così il cuore che ella per poco non seppe dir parola. Poi per le livide guance, mentre gli occhi parevan come impietriti, scorsero le lagrime, ognuna delle quali in altri tempi sarebbe costata la vita ad un uomo.
Egli vide quelle lagrime, comprese tutta l’angoscia del cuore di quella donna, di quella Regina, e ne ebbe pietà, pure nella pietà non obbliando che forse in quello stesso istante Alma era esposta per la sua devozione alla Regina al pericolo di cader prigioniera degl’Inglesi, pericolo che per l’incertezza si dipingeva orrendamente alla sua fantasia. Ma come lasciar la Regina in quello stato per correre a difendere la giovinetta? E che ne avrebbe detto lei di lui che riaveva abbandonata?
Non mai il suo cuore era stato così in tumulto, non mai aveva sopportato tanto strazio! Come uscir da quel bivio, a quale partito appigliarsi, posto fra quelle due donne alle quali sentiva avvinta tutta la sua vita?
— Vostra Maestà — disse infine con voce soffocata dall’angoscia — ha voluto punirmi acerbamente di una premura che era inspirata dal rimorso, dell’avere io consigliato di avventurarsi in aperta campagna. Avrei avuto una tale premura anche se quella giovinetta non fosse la figlia del fratello di mio padre. Perchè Vostra Maestà ha voluto punirmi di tale mia doverosa premura col ricordarmi la mia misera giovinezza, mentre sa che nelle mie vene scorre sangue di principi e di duchi? E non comprende che il mio orgasmo, il mio dolore per l’incertezza in cui versiamo sulla sorte toccata alla sua amica son prodotti anche dal pericolo che corrono i disegni di Vostra Maestà se mai quella delicata creatura, che non reggerebbe ai maltrattamenti degl’Inglesi, cadesse nelle loro mani?
— Solo per questo? — disse la Regina che a poco a poco alle parole del giovane si era andata rasserenando, quantunque il suo volto e i suoi occhi serbassero ancora le tracce delle angosce sofferte. — Posso io crederti, posso io crederti? Bada di non ingannarmi ti dico. Abbandonata da tutti, sola contro tutti, mentre tutto rovina a me dintorno, coi figli che mi odiano, col marito incurante, spiata dai miei stessi familiari, costretta a vivere come una prigioniera dell’elemosina de’ miei nemici, in te che sei giovane, in te che sei bello, in te che sei forte ho cercato non solo il braccio, l’energia, il valore onde io trionfi come Regina, ma tutte le illusioni, tutte le gioie, tutte le ebbrezze a cui anela ogni cuore di donna. Lo so che gli anni e le sventure hanno sfiorato le mie guance, han tolto il fulgore ai miei occhi, hanno sformato la mia persona, ma non perchè rovinato è il vulcano dalle fiamme che ha eruttato, son meno ardenti le sue vampe, è meno stridente il fuoco che vi arde dentro! Io mi sono appigliata a te perchè giurasti di seguirmi dovunque sulla cima eccelsa o nell’abisso profondo.
— Ed io vi seguirò — rispose lui. — Non son venuto mai meno ai miei giuramenti.
— Mi seguirai anche se.. se ti arride l’amore di una giovane donna che tu forse vagheggiasti fin dalla infanzia? Mi seguirai anche se...