Ferdinando IV, che quella mattina era di malumore, perchè appena aveva potuto veder cadere sotto i colpi del suo fucile tre pernici e poche quaglie, se ne era tornato dalla caccia, e aspettando che la colazione fosse servita, passeggiava soletto su e giù pel viale del parco che cingeva la sua villa della Ficuzza.
Discosti da lui, due gentiluomini assunti da poco al suo servizio, il conte di Castelrotto e il marchese di Rovello, discorrevano sottovoce, non perdendo d’occhio il regale padrone.
— Nuvole in aria — disse il conte di Castelrotto accennando con lo sguardo al Re che si era fermato presso una aiuola dalla quale strappava nervosamente i fiori. — La caccia stamane è stata poco fortunata!
— Non è per la caccia — rispose l’altro — gli è che da quando fu qui la Regina, il pover uomo non ha più pace.
— Gli avrà fatta forse qualcuna delle solite scene di gelosia... Ne è ben capace!
Il conte scrollò le spalle.
— Importa assai a lei!
— Credete che non sia punto gelosa di... quell’altra?
— Neanche per sogno. Del resto, se ne rifà ad usura.
— Con chi adesso?