Ah, se gl’Inglesi l’avessero del tutto e per sempre liberato da quella donna, costringendola non solo a star divisa da lui, ma a tornarsene dal fratello suo! Nella sua gratitudine ci era un certo dispetto contro il Governo d’Inghilterra che aveva fatto le cose a mezzo e non aveva mandato via dalla Sicilia quella donna che rappresentava pur sempre un pericolo!

Questo avrebbe fatto lui se l’avesse potuto e l’avesse osato! Ma gli è che la temevano tutti quella donna, come lui la temeva, come sempre l’aveva temuta, pur non osando mai di ribellarsi al predominio che su lui esercitava.

Era in questi pensieri quando sentì di là dal parco che confinava con la via maestra, lo schioccar d’una frusta e il rotear d’una carrozza.

— La duchessa! — disse con un sospiro di sollievo. — Per lo meno avrò con chi annoiarmi!

E fatto un segno ai due gentiluomini che gli tennero dietro, entrò nella palazzina.

La carrozza della duchessa di Floridia si era arrestata a venti passi dall’entrata principale della villa. Un uomo ne era disceso, alto, membruto, coi favoriti rossicci e il viso improntato a una grande energia. Rimase ritto innanzi allo sportello per aiutare a discendere la duchessa che toccò appena la mano che l’Inglese le porgeva e balzò a terra.

Era una bella creatura dagli occhi neri e ardenti, dalla folta chioma corvina che le scendeva ricciuta sugli omeri, bruna di volto, con le labbra rosse e polpute: un tipo di quella bellezza siciliana dalle torride passioni che bruciano il cuore e le viscere.

— Il Re mi ha visto — disse lei appoggiandosi al braccio che l’Inglese le porgeva — e s’impazienterà se mi fo a lungo aspettare.

— Ci si guadagna sempre a farsi aspettare — rispose l’Inglese inoltrandosi per un viale di platani che spandeva una fresca ombra, mentre tutta la silenziosa campagna era inondata di sole.

— Anche coi re? — chiese lei ridendo.