— Sì... per la vostra fortuna.
— E perchè l’Inghilterra si liberi di una ben temibile nemica!
— L’Inghilterra — rispose l’altro in tono solenne — non teme che solo Dio. Essa va dritta per la sua strada stritolando sotto il suo carro gli audaci che tentano arrestarla.
— E che combatte con ogni mezzo...
— Con ogni mezzo! — assentì milord. — E che può fare di una duchessa di Floridia... una regina.
La bella creatura ebbe come un fremito; gli occhi lampeggiarono di orgoglio, ciò che non sfuggì a milord, al quale non sfuggiva nulla dell’anima gonfia di ambizione della duchessa.
— Ed ora addio — disse l’Inglese — vi rimanderò stasera la carrozza, se — continuò sorridendo — Sua Maestà non vorrà trattenervi per la sua... partita a scacchi anche stanotte. So che si lagna di me perchè ho allontanato i suoi vecchi amici, ma in compenso gli ho data la più bella creatura che il sole di Sicilia abbia mai irraggiato!
Ella sorrise rispondendo all’Inglese con uno sguardo assai più eloquente delle parole. Giunti presso la carrozza fece segno ad una vecchia cameriera che l’aveva attesa seduta nel fondo dell’ampio cocchio. La cameriera discese mentre milord si apprestava a salire.
— Ma sapete che è un’imprudenza l’avventurarvi così senza scorta, voi che siete il vero Re di Sicilia? — disse la duchessa.
Per tutta risposta lord Bentinck volse intorno lo sguardo. Ella lo imitò.