— Finalmente, finalmente! — gridò il Re muovendo incontro alla bellissima creatura.

Ma non volendo più oltre indugiare, si rivolse al valletto:

— Dite al maggiordomo che faccia servire la colezione.

Ella intanto si era arrestata sulla soglia, invece di correre al Re come di consueto per porgergli a baciare la fronte. Le si leggeva il dispetto nel bel viso fiorente che era come illuminato dai grandi occhi neri.

— Ebbene, che c’è? che avete? — le chiese il Re che non osando di abbracciarla innanzi al valletto, il quale dopo aver trasmesso l’ordine regale era tornato a starsene ritto sull’uscio, ne aveva preso le mani tra le sue.

Ella fece un atto di bimbo in collera e rispose stizzita:

— Vostra Maestà dimentica. Vostra Maestà non pensa punto alla sua piccola duchessa che espone al disprezzo dei suoi camerieri.

— Ma che ti salta in testa! — rispose il Re stupito passando dal voi al tu per acquetarla, quantunque non sapesse di che fosse colpevole. — Io ti espongo?... Via, via, piccina: vuoi così forse evitare i miei rimproveri per il tuo inesplicabile indugio? Parla, via: perchè tanto cruccio in codesto bel visetto?

Fece intanto un cenno al valletto che andò via; poi tornando a volgersi a lei e cingendole del braccio il collo bruno e grassoccio l’attirò a sè e baciandola in fronte le disse con voce carezzevole:

— Sentiamo: che cosa ho dimenticato? In che cosa ho potuto dispiacere la mia piccola duchessa?