— No, no, poichè Vostra Maestà dimentica le promesse che avrebbe dovuto mantenere non per me, non per me che io infine ho quanto soverchierebbe l’orgoglio della donna più eccelsa, ma per la dignità stessa del mio Re... Ma poichè il mio Re non mi crede degna, io chino la fronte e... non gliene parlerò più, mai più!
— Insomma, spiegati; ti giuro che non arrivo a comprendere. Ma voglio, intendi? voglio vederti lieta e serena. Se sapessi come fui triste finora, come la noia mi ha oppresso! Quando vidi la tua carrozza sperai che finalmente un raggio di sole brillasse nell’anima mia, il raggio dei tuoi begli occhi! e non voglio no, che sia velato da nubi. Or ora saremo chiamati a colazione: faremo colazione insieme, soli, chè tutta questa gente che mi sta dintorno mi secca maledettamente. Ma per quanto abbia un po’ d’appetito... ier sera, vedi, andai a letto senza toccar cibo... per quanto dunque abbia un po’ d’appetito, il piacere di soddisfarlo mi verrebbe turbato dal vederti così triste. Parla dunque: a quale promessa ho mancato?
Ella piegò la bella testa sul petto del Re e disse sottovoce, ma spiccando bene le parole:
— Non ha sentito Vostra Maestà che il valletto ha anunziato Sua Signoria Illustrissima, invece di Sua Altezza la Duchessa di Floridia?
— Ah, diavolo, ah, diavolo! — esclamò il Re che finalmente ricordò la promessa di concederle un tal titolo.
Veramente, gliel’aveva fatta in un momento di senile abbandono e di tenerezza senile. Poi a mente calma, riflettendo allo scandalo che avrebbe destato e al dispetto della moglie, ma più a questo che a quello, e non volendo fastidi, aveva dimenticato, sperando che anche la duchessa dimenticasse.
In questo il maggiordomo comparve sull’uscio ad avvisare che la colazione era servita.
— Dite ai gentiluomini che li dispenso dal servizio. Andiamo, duchessa — disse poi offrendole il braccio.
Ella tuttora in collera seguì il Re che aveva il viso di chi sia molestato da un pensiero. Attraversarono in silenzio le stanze e il corridoio che metteva nella sala da pranzo ove trovarono servita la colezione. Il Re sedette ed accennò alla duchessa di sedergli vicino.
— Andate via — disse poi ai camerieri che si tenevano dritti dietro le sedie. — Ci serviremo da noi. Verrete quando vi chiamerò.