— Anche quando la volontà sua riesce dannosa a chi ha consacrato tutta se stessa alla Maestà Vostra, la sua giovinezza, la sua beltà, l’onore del suo nome! — rispose lei con accento di profonda amarezza, vera o finta, nella voce.

— No, no, tu vai troppo oltre, troppo oltre. Ella sa bene che non potrebbe nulla sull’animo mio in questo: che colei che ha sacrificato alla felicità del suo Re la giovinezza, la leggiadria, i pregiudizi sarà sempre la più adorata delle donne.

In ciò dire ne aveva preso le mani che ella gli abbandonò e sulle quali impresse un lungo bacio, mentre la guardava con occhi accesi di desiderio.

— Ma intanto Vostra Maestà per timore di lei rifiuta firmare un decreto che a tal donna, adorata quanto nessun’altra donna, riconosca il titolo di Altezza!

— No, non rifiuto... Ma discorriamo d’altro, via, discorriamo d’altro.

Ella senza badargli proseguì:

— Lei invece non ha paura di dispiacere a Vostra Maestà; lei nella sua villa di Castelvetrano, oltre di impigliarsi in tanti indegni intrighi con avventurieri della peggiore specie, ladri, assassini, sanguinarî che han sulla coscienza i più orrendi delitti, mostra una deplorevole predilezione per qualcuno che fu tra i più famigerati scorridori, anzi i più volgari predoni, i quali fingendo di combattere pel trono e per l’altare soddisfacevano alle più turpi passioni...

Il Re era divenuto pallido e ascoltava con un’espressione fra lo sdegno e il fastidio. Pure rispose come se soltanto per un riguardo a se stesso volesse scusare le colpe della moglie.

— Sono gl’Inglesi che dicono ciò... gl’Inglesi che l’odiano. Ella non può fino a questo punto aver dimenticato la regia dignità, il nome augusto degli avi... Con i suoi anni poi, con i suoi anni...

Comprese però che non gli conveniva d’insistere su tale argomento. Non era lui alla sua età l’amante di una donna giovane e bella? A ben altri amori, a ben altri capricci della moglie aveva egli chiuso gli occhi! E come perdonava a se stesso avrebbe perdonato anche a lei l’erotico capriccio. Lo spaventavano invece gl’intrighi nei quali s’era impigliata e con la firma in quel proclama aveva impigliato lui. Con quel proclama egli si schierava non solo contro gl’Inglesi ma contro suo figlio che aveva nominato Vicario Generale, contro la nobiltà del Regno della quale negava i secolari privilegi: li avrebbe avuti tutti contro, tutti, ciò che forse avrebbe compromesso anche quel poco che gli era rimasto della regia potestà, quel cantuccio povero sì ma tranquillo in cui viveva nella noia, ma almeno nella pace. Or lui che ne aveva passate tante delle traversie, si sgomentava al pensiero delle molestie che avrebbe dovuto sopportare se la Regina si fosse servita di quel maledetto proclama.