— Lord Bentinck! — disse infine il Re — lord Bentinck!
— Sì. Venne stamane in casa mia e da lui seppi tutto ciò che la Regina va ordendo e con mia profonda meraviglia e dolore seppi pure che Vostra Maestà, non sapendo resistere alle male arti di Carolina d’Austria, ha firmato un proclama rivoluzionario in cui si parla di diritti del popolo, di sovranità popolare e di altri simili orrori che un nepote di San Luigi e di Luigi il Grande, un cugino del re Martire decapitato dai rivoluzionarî avrebbe dovuto respingere anche a costo di finir sul patibolo. Con quel proclama si vuol sollevare il popolo contro quei generosi alleati i quali mentre Vostra Maestà era abbandonata da tutti vennero qui per proteggerla e per difenderla, e che se furono indotti a consigliare il Vicario di Vostra Maestà l’erede di questo Regno, a sgravarla del peso della podestà regia e ad allontanare da questa dimora Sua Maestà la Regina, s’ispirarono al bene dei popoli, alla pace di questa isola turbata troppo di sovente dall’indole irriflessiva, dal carattere volubile e leggiero di colei che avrebbe pur dovuto imporsi maggiori riguardi, maggior dignità di sovrana, in omaggio se non a se stessa, ai figli ed al consorte!
— Capperi! — esclamò il Re che aveva atteso un pezzo dopo che ella finì il suo dire e che aveva ascoltato con sempre più crescente stupore — parli come un libro stampato!
Invero, era quella la prima volta che la bellissima donna, tutta vezzi e moine, aveva tenuto al Re un discorso di politica, e che aveva recitato tutto di un tratto come se l’avesse già da un pezzo nella memoria. Il Re, forse senza volerlo, aveva dovuto colpire al segno, perchè la duchessa arrossì e parve un po’ confusa.
Però si riebbe e disse con mal celata stizza:
— Parlo per quell’interesse che m’ispira la Maestà Vostra e pel quale sarei pronta a dare la vita. Se non vuole prestarmi ascolto, se non vuol far calcolo alcuno dei consigli di coloro che vorrebbero evitarle nuove sventure, vuol dire che io non sono l’amica qui, io non sono la confidente del cuore del Re, io non sono che... l’amante.
— Non, dispiacerti, via, non dispiacerti — disse il Re, infastidito in fondo per la brutta piega che aveva preso il discorso, tanto da turbargli le uniche ore di piacere, che erano per lui quelle della mensa. — Se tu sei l’amante...
— Io non arrossirei di un tal titolo — ella continuò, interrompendo il Re — lo porterei fieramente anzi, se mi desse il diritto di vegliare alla tranquillità del mio Re, di additargli i pericoli, di svelargli le male arti di... di certa gente a cui le sventure non han nulla insegnato...
Il Re vedendo che non sarebbe riescito a portare il discorso su un soggetto più allegro, e preoccupato anche dalle parole della duchessa che aveva accennato ai pericoli che egli correva, si risolse al affrontare la tempesta.
— Dimmi un po’ — disse gettando il tovagliolo sulla mensa ed accostandosi alla giovane donna — è lord Bentinck che parla per bocca tua?