— Lord Bentinck è un mio amico devoto ed è un devoto servo di Vostra Maestà. È vero, da lui ho saputo le brutte cose che mi hanno indotto a tenerle un linguaggio sì franco, a costo anche di riuscirle molesta. Ebbene, sappia che se si pubblica il proclama che la Regina le ha estorto, perchè si sa che gliel’ha estorto, si sa tutto...

— Ma come — esclamò il Re — se eravamo soli! Dunque da per ogni dove son circondato da spie invisibili, anche nella mia camera da letto?

— E bisogna esser grati a queste spie che hanno svelato una tale e tanta imprudenza a cui Vostra Maestà si è prestata a malincuore. Anche lor Bentinck lo sa e perciò si è creduto in obbligo di suggerirle che a qualunque costo vi si apporti riparo. Se quel proclama si pubblicasse, se i facinorosi e tutti coloro che si fanno un mestiere della rivoluzione si facessero una bandiera del nome di Vostra Maestà, tanto la loro vittoria come la loro disfatta sarebbe una nuova sciagura per la Maestà Vostra. Una disfatta degl’Inglesi sarebbe immediatamente seguita da uno sbarco dei Francesi che di là dallo stretto tengono pronti navi ed armati; una vittoria... Sa che vorrebbe dire una vittoria? L’annessione della Sicilia al Regno Unito della Gran Bretagna!

— Che si arresti dunque, che si arresti — gridò il Re spaventato — chi mi ha messo in tale imbroglio. E se il mio Vicario Generale non vuol darne l’ordine, firmerò io il decreto, io che sono il Re!

Le parole della duchessa erano state un commento alle preoccupazioni che avevan tenuto oppresso il Re sin da quella notte in cui era stato indotto a firmare quel proclama. Le deduzioni della duchessa erano state di un effetto immediato appunto perchè il Re più volte aveva detto a se stesso che in entrambi i casi, della vittoria e della disfatta degl’Inglesi, le conseguenze sarebbero cadute su lui: una invasione o una annessione; e lui, a cui i re non avrebbero perdonato i principî rivoluzionarî espressi nel proclama, avrebbe dovuto andar ramingo, ramingo alla sua età, in odio a tutti, senza neanche quel po’ di appannaggio reale che gli era rimasto!

— Questo — continuò — questo dovrebbero fare per impedire che quella vipera, a cui si deve in gran parte la rovina del Regno, mi faccia apparire di fronte a tutta Europa indegno della corona che Dio ha posto sul mio capo!

Ella trionfava: pure dissimulando la gioia, scrollava la testa alle parole del Re, afflitta in viso come se appieno comprendesse le pene di lui.

— No, no — disse infine — lord Bentinck che, come ho detto, è assai devoto a Vostra Maestà, non ha voluto ricorrere a un tal mezzo, ben pericoloso. E se lei si difendesse col far pubblicare il proclama, chi non crederebbe Vostra Maestà suo complice? L’Austria offesa in lei, abbandonata da Vostra Maestà potrebbe ricorre a chi sa quali rappresaglie; ed oggi più che mai coloro cui Dio ha affidato la missione di reggere i popoli debbono tenersi saldi e concordi.

— È vero, è vero! — disse il Re sedendo vicino alla duchessa. — Ma in tal caso...

— In tal caso bisogna ricorrere all’astuzia... combattere l’intrigo con l’intrigo...