— Piccina mia — disse il Re scrollando il capo — se vi lusingate di trarre in inganno quella lì, di sorprenderla, come voi dite, in flagrante, di lottare con lei in intrighi e in accorgimenti, avete sbagliato i vostri conti. Voi non la conoscete come io la conosco. È uno spirito infernale il suo, capace di ogni eroismo come di ogni bassezza, di volar come un’aquila e di strisciar come un serpe. Con uno sguardo legge nei cuori... È vero però che talvolta si lascia trarre in inganno dal più sciocco dei suoi cortigiani. Ma non vi lusingate di una facile vittoria e badate che se per poco sospetta di un tranello, non sono calcolabili gli estremi cui si può spingere. In tal caso io...

— Non mi difendereste voi in tal caso contro la sua ira? — disse lei gettando le braccia affusolate al collo del Re e stringendosi a lui che, rasserenato in viso perchè in ogni caso gli si sarebbero evitato le molestie, ciò che unicamente gl’importava, si diede a carezzare mollemente la giovane donna che gli si era distesa sulle ginocchia.

— Ma — disse dopo un istante, sollevandola perchè si mettesse a sedere — tu ed io abbiamo appena mangiucchiato qualche cosa. Su, quantunque questo arrosto di pernici sia ben freddo oramai, pure merita di fargli onore.

— E mi amerete sempre così, non è vero, sempre così? — mormorò baciandolo negli occhi e carezzandogli i grigi capelli.

Il Re non rispose ma sorrise guardandola con gli occhi lampeggianti, mentre staccava un’ala di pernice.

— Ah Ferdinando, Ferdinando, quale vita dolce e serena vi avrei fatto vivere io, come avrei saputo comprendere i vostri gusti e il vostro cuore!

— Chi sa! — rispose Ferdinando acceso in volto pel cibo e per le carezze della bellissima duchessa — non sono poi tanto vecchio!

VIII.

I Calabresi erano stati dispersi da un reggimento d’Inglesi mandato da Palermo: male armati, mal vestiti, senza cibo nè ricovero, abbandonati a loro stessi, non avevano neanche cercato di opporre resistenza e si erano sbandati per le campagne, tenendosi però sempre vicini al mare, sperando in qualche barca che li avesse ricondotti in Calabria.

Grande era stata l’imprevidenza della Regina nell’invitare quei poveri diavoli a lasciare i loro monti, e mal riposta la fiducia negli emissarî che dei denari avuti avevano speso ben poco. Inoltre l’aiuto chiesto dalla Regina ai suoi amici delle provincie napolitane aveva suscitato le gelosie dei congiurati di Sicilia che non volevano estranei tra le loro fila, sicchè anche le popolazioni erano ostili a quei poveri delusi, che ignari dei luoghi vagabondavano senza meta, vivacchiando alla meglio coi ladronecci quando non trovavano di che sfamarsi nelle campagne lontane dell’abitato.