— Dunque nel ricevere la mia lettera capirai che tutto è pronto. Allora lascerai la Ficuzza col pretesto di una partita di caccia e te ne andrai dritto a Partinico dove troverai il principe di Cassero.

— Cassero? Ma se è un amico degl’Inglesi?

— Era, ma non è più. Quantunque membro del Gabinetto formato da quell’ipocrita marrano di lord Bentinck, l’odio e l’invidia pel suo collega principe di Belmonte lo hanno indotto a volgersi a noi. Egli ti esporrà lo stato delle cose e tu, entrato a Palermo, te ne andrai difilato alla Reggia dove col proclama che ho già bell’e preparato dichiarerai che essendoti ristabilito in salute intendi ripigliare le redini del Governo.

— E gl’Inglesi?

— Intorno alla reggia vi saran ventimila tra Siciliani e Calabresi che basteranno per tenerli in freno.

— E tu?

— Io sarò là dove occorre.

Il Re guardò per poco in silenzio sua moglie. A vederla così fiera, così impavida, così risoluta, quantunque ben poco l’amasse e avesse molto da rimproverarle, non potè trattenersi dall’ammirarla, anche per quel fascino che i forti esercitano sui deboli, gli audaci sui timidi.

— E cotesto proclama? Vediamo il proclama...

Ella dispiegò una carta, che lesse.