Nessuno dei deputati liberali del Parlamento di Sicilia, avrebbe meglio scritto e con principi più altamente democratici un tal proclama. Vi si diceva tra l’altro che «il popolo è di diritto sovrano; il principe non è che il depositario delle leggi». Il Re prendeva formale impegno di dare una larga costituzione liberale e di fondare l’indipendenza siciliana su una nuova base.

Quando la Regina finì di leggere alzò gli occhi in viso al Re che aveva ascoltato in silenzio, ma con un’aria di stupore e insieme di corruccio.

— E sei tu — disse infine — sei tu che mi proponi di parlare così al popolo? Ma è questo il linguaggio di un re per diritto divino come sono io?

Carolina aveva preveduto il cattivo effetto che il proclama avrebbe prodotto sul Re, onde rispose prontamente, sorridendo ironica:

— Se messer Niccolò Machiavelli avesse scritto un trattato sulla caccia anzichè un libro sulla politica, avrebbe avuto l’onore di esser letto da te! Via, via, non ti spaventino questi paroloni e queste frasi di stile moderno. Il popolo è un fanciullone che si seduce con le parole e con le promesse. Tutti i mezzi son buoni, dice il vostro Machiavelli, purchè si raggiunga lo scopo, e chi vuol riuscire deve servirsi delle armi stesse dei nemici. Non ci han combattuto gl’Inglesi con queste parole e con queste promesse? Importa assai ad essi della libertà, dell’indipendenza del popolo siciliano! Importa loro invece assai lo zolfo delle solfatare, i frutti degli aranceti, il commercio dei nostri porti. Essi han gettato della polvere agli occhi, polvere fatta di paroloni e di promesse, per accecare i gonzi; e noi usiamo della stessa polvere... Quando cadrà dai loro occhi, allora... allora ci saranno i cannoni e le baionette! Via, via, hanno fatto tutti così i re, i conquistatori, gli apostoli, per turlupinare i popoli, e faran sempre così anche nei secoli venturi.

In così dire si alzò, prese dallo scrittoio una penna, la intinse nel calamaio, e tornando al Re tuttora confuso e incerto:

— Firma — gli disse, porgendogli la penna.

— Che io firmi? Ora? Ma... debbo riflettere... debbo...

— Nessun indugio. Doman l’altro dovrò presentare il tuo proclama firmato ai capi della Confraternita di S. Paolo, la setta famosa che fece i Vespri e che ora è risorta per combattere gli Inglesi come cinque secoli fa combattette gli Angioini.

— Sai tutto, tu, sai tutto! — disse il Re vieppiù sorpreso.