— Ecco, ecco una prova — esclamò Pietro il Toro — che la Madonna del Carmine non abbandona i suoi devoti. Se l’avessi saputo ti avrei fatto partire fin dal primo giorno, perchè immagino, immagino come debba rodersi dal dolore, povero capitan Riccardo!

— In quanto poi — disse il giovane che si era offerto — a quel che avrò meritato...

— Te ne sono garante io, io Pietro il Toro, te lo giuro sulla Madonna del Carmine!

Intanto che questo avveniva tra i fuggiaschi che Pietro il Toro aveva radunati intorno a sè, nel fondo del diruto edificio, in una stanza rimasta pressochè intatta, Vittoria sedeva presso un mucchio di mantelli su cui Alma giaceva addormentata. Col capo fra le palme, i gomiti sui ginocchi, contemplava la giovinetta che nel viso bellissimo aveva le impronte dei disagi, del dolore di quei giorni, al certo i più angosciosi della sua vita.

Nello sguardo di Vittoria passavano i diversi pensieri che le si avvicendavano nell’anima. Pareva in colloquio con sè stessa, anche lei triste in viso, tristezza che spandeva come un velo di dolcezza sulla sua fiera e maschia beltà, onde nessuno avrebbe creduto che proprio lei fosse la donna il cui nome era ripetuto con orrore come quello di un mostro di ferocia. Il contatto con la delicata e nobile creatura ne aveva ammorbidito il cuore che lottava tra i nuovi sentimenti i quali a sua insaputa erano andati germogliando, come fra un roveto irto di spine germogliano i fiorellini silvestri sottilmente olezzanti. In sulle prime ella aveva lottato, cercando di far prevalere nell’anima sua l’odio per quella giovinetta che le ricordava gli anni in cui anche lei era stata bella, quantunque di una bellezza assai diversa, buona nella verginale bellezza dell’anima e del corpo; ma poi la soavità che era come il profumo della leggiadria d’Alma ne aveva ammorbidito il cuore, e l’odio si era dissolto dando luogo ad un sentimento indefinibile d’ammirazione affettuosa!

E aveva finito per vincerne l’odio e la gelosia quel vederla sola, abbandonata, ella usata al fasto della reggia, ella a cui s’inchinavano i più cospicui e superbi signori del Regno, in quel diruto edificio fra gente che al certo le faceva ribrezzo, esposta al pericolo di trovarsi da un istante all’altro fra gli orrori di un assalto! E aveva finito di guadagnarsi l’anima torbida di Vittoria la fiducia con la quale Alma ne aveva accolto le premure, la gratitudine che le aveva letto negli occhi lagrimosi allorchè Vittoria, imponendo al suo carattere aspro, ai suoi modi bruschi, pentita e quasi umiliata del non aver saputo in principio usar con lei un po’ di dolcezza nel linguaggio, ne aveva fatto ammenda col mostrarsele buona, quasi umile, col darle coraggio, con l’aver per lei delicatezze e premure, pur tenendosi nei limiti della dimestichezza che non dimentica i riguardi dovuti al grado sociale.

Ma non la pietà forse, non la generosità dell’animo ne avevano così di un tratto modificato il carattere, ma il sospetto che l’amore o il capriccio della Regina per Riccardo fosse riuscito ad entrambe nefasto. Forse quel cuore di fanciulla aveva sofferto quanto il suo, forse Riccardo, come aveva respinto l’amore di lei, aveva dovuto soffocare in cuore l’amore per colei nelle cui vene scorreva l’istesso suo sangue!

Quell’amore o quel capriccio della Regina come aveva sottratto Riccardo all’ardente passione di lei che si era esposta ad ogni pericolo per salvargli la vita e per ridargli la libertà, l’aveva sottratto all’amore per la figlia di suo zio. Ci era dunque qualcosa che le accomunava; e poichè ben comprendeva che i rapporti ormai palesi di Riccardo con la Regina sarebbero stati un ostacolo insormontabile per l’unione dei due giovani, taceva in lei la gelosia, e in suo luogo aveva inteso nascere nel cuore un sentimento di pietà, che l’esser divenuta lei l’unica protettrice di quella nobile e leggiadra fanciulla, aveva mutato in affetto.

E la guardava pressochè intenerita dormire di un sonno stanco ma calmo, col viso bianco e delicato tra l’oro delle chiome sparse pel rozzo giaciglio.

Quando Alma aperse gli occhi e vide a sè vicino quella donna che aveva mantenuta la promessa di non muoversi dal suo canto finchè ella dormisse, mormorò, sollevandosi a sedere mentre raccoglieva la gran massa dei capelli per gettarli indietro: