— E sacrifichereste la vostra felicità, il vostro avvenire per colei che...?
— Sì: la mia felicità, il mio avvenire, se un tal sacrificio fosse necessario a salvarla.
Vittoria continuava a fissarla, immobile. Poi disse lentamente:
— Ma non avete risposto alla mia domanda; non mi avete detto se l’amate!
— Ella è la mia Regina, ella è la mia padrona e signora per diritto divino. Questo solo so.
Stettero un pezzo in silenzio. La giovinetta aveva chinato il capo come se non potesse sostenere lo sguardo fisso, indagatore di Vittoria, ben comprendendo che col rivolgerle tale domanda aveva inteso di leggerle nel cuore. Certo quella donna sapeva ben più di quel che non volesse dire.
D’improvviso le si suscitò un ricordo. Non era stata lei l’amica di Riccardo? Non avevano insieme difeso il castello? Ah, dunque sapeva lei, sapeva che Riccardo l’aveva amata, ma sapeva anche quali fossero i rapporti di lui con la Regina!
A tal pensiero arrossì come se il suo pudore fosse offeso e rimase interdetta, confusa, sotto lo sguardo fiso di quella donna, nel quale leggeva anche un’affettuosa pietà.
— Vostro cugino il duca di Fagnano sarà in gran pensiero per voi! — disse ad un tratto Vittoria rompendo il silenzio.
La giovinetta sussultò e impallidendo: