— Che ne so? Ah giovinetta mia, tutto vede, tutto intende, tutto indovina chi...
S’interruppe come vinta da un ritegno: poi ubbidendo ad una subita decisione, ad un impulso prepotente, quasi volesse sgravarsi di un peso insopportabile, per quel bisogno di espansione dei cuori che amano e dei cuori che soffrono:
— A voi sì, a voi voglio dir tutto, tutto! — esclamò. — A te, anzi, chè io sento di poterti parlare così come ad una sorella. Non appartengo anch’io alla casta cui tu appartieni? Sulla porta di casa mia non vi è uno stemma che attesta della nobiltà del mio sangue? I miei non portarono e non portano fieramente un titolo, se non pomposo come il tuo, degno al par del tuo? Puoi offenderti tu della mia dimestichezza, dì, puoi offenderti?
— Voi vi siete mostrata così buona con me, così premurosa...
— Mi date del voi, mi date del voi! Ed è giusto! Che sono io ora, che sono? Una femmina famigerata pei suoi delitti, per la sua e fors’anco per le sue turpitudini! E non è vero, non è vero: feroce sì, crudele sì, perchè l’ho nel sangue il veleno che talvolta mi persuade alla strage; ma mantenni pura l’anima mia come puro il mio corpo dacchè mi divisi dal mostro che fece di me una tigre assetata di sangue!
Era balzata in piedi, arrossata in volto come per un subito sconvolgimento. Si fece alla soglia della porta e respirò ansante l’aria fresca della notte che era già discesa.
Il bosco si distendeva nereggiante dal colle in giù: certo i rifugiati in quell’edificio si erano ritratti in un angolo perchè profondo era il silenzio.
L’aria fresca le fece bene: tornò indietro e per rimettersi in calma si diede a battere l’acciarino per accendere una delle candele trovate nei cofani sottratti agl’Inglesi. La luce della candela rischiarò fiocamente la stanza disegnando sulla parete la nera ombra di Vittoria, mentre Alma la seguiva con lo sguardo, non spaventata ma commossa anche lei da un senso di pietà per quella donna, della quale incominciava a intraveder l’anima tormentata, ed aspettando con ansia ineffabile il seguito della confessione che le era uscita dalle labbra prorompente come un grido di dolore!
Ah, dunque la fatalità della passione aveva potuto anche su lei, su quella donna che pur nella sua vita avventurosa se ne era lasciata sopraffare? Ma era possibile, era possibile che egli avesse resistito alla passione di quella donna che aveva vissuto con lui nella libertà dei boschi e che libera di sè, usata alla violenza ed alla prepotenza non aveva remora alcuna nei pregiudizî, nelle convenienze sociali, nella dignità femminile? E lei, lei amava quell’uomo che dalle braccia di una Regina passava a quelle di un’avventuriera, famigerata per delitti e per ferocia? Amava quell’uomo, la cui beltà, il cui valore si accoppiavano a tali istinti perversi?
E arrossiva pensando che quell’uomo l’aveva amata fin dalla sua prima giovinezza, che aveva osato alzar gli occhi fino a lei anche quando non era che un miserabile servo della gleba, quell’uomo che poi si abbandonava agli amori di un’avventuriera!