— Dormite — le disse Vittoria. — Io andrò fuori per assicurarmi se i compagni stan vigili.

Si era alzata, quando udì un grido, al quale seguì lo scoppio di una fucilata.

— Siamo assaliti, siamo assaliti! — esclamò Vittoria.

E ridivenendo la donna che era stata, a cui il pericolo, l’imminenza della lotta infondevano una selvaggia energia, si slanciò sulle armi che aveva posato in un canto.

— Non vi muovete checchè accada, non vi muovete! Saprò, se occorre, morire per difendervi.

E si slanciò all’aperto, mentre alle prime fucilate altre ne seguivano dal basso del colle e dall’alto dell’edificio, segno che la lotta si era impegnata.

Alma era come intontita, dopo il primo spavento che l’aveva fatta raccogliere in un angolo. Vedeva lampeggiare nelle tenebre le fucilate, udiva qua e là delle grida, pur nel suo terrore comprendendo che gl’Inglesi non avevano punto guadagnato terreno.

E per lei, forse, unicamente per lei quella gente si batteva, chè facile al certo le sarebbe stato di fuggire, si batteva mentre la sua Regina, e mentre lui l’avevano dimenticata!

E stava con gli occhi alla porta, aspettando con angoscia ineffabile che vi comparisse qualcuno. E se gl’Inglesi brutali e crudeli irrompessero in quel luogo, che ne sarebbe di lei, che ne sarebbe? Come fuggire intanto, e dove fuggire?

Si era alzata quando le parve che la mischia si avvicinasse vieppiù, avendo al certo gl’Inglesi dato l’assalto: si era alzata pur senza aver coscienza dei suoi atti e si aggirava come smarrita per la stanzuccia che la candela illuminava fiocamente, atterrita da alcune voci di dolore che gemevano nelle tenebre e dal colpo secco di qualche palla perduta che scalcinava le mura.