— Mio Dio, che muoia almeno, che muoia! — balbettava tornendosi le mani.

In questo un’ombra apparve sull’uscio; si fermò prima di entrare, appoggiandosi al muro, poi varcò la soglia. Era Vittoria, con le vesti a brandelli, livida in viso, che a stenti si reggeva in piedi.

— Saremo sopraffatti — disse affannosamente — saremo sopraffatti. Son molti, son molti!.. Io... ho fatto quel che avevo promesso... ma non mi avranno viva... non mi avranno...

Delle grida che venivano da uno dei lati dell’edificio la fecero trasalire. Tese le orecchie, e usata a riconoscere la natura dei rumori di una mischia, gridò trasfigurata in viso:

— Ci è giunto un soccorso... un soccorso. Gli Inglesi son presi alle spalle... Non può essere che lui, lui, capitan Riccardo... Credo di riconoscere il suo grido...

Parve che avesse acquistato nuovo vigore e si slanciò fra le tenebre.

— È ferita! — mormorò Alma. — Non si reggeva in piedi! Ah sì, certo il suo grido le ha ridato le forze! È lui dunque, è lui, venuto per me, venuto per...

Non ebbe il tempo di completare la frase: capitan Riccardo, Pietro il Toro e Vittoria irruppero nella stanza.

— Non un istante da perdere! — gridò capitan Riccardo.

Pietro il Toro aveva preso in braccio la giovinetta e si era precipitato sull’uscio, ma sostò nel veder che Vittoria, sostenuta da Riccardo, si piegava non reggendosi sulle ginocchia.