— Salvati, salvati — mormorò lei. — Essi torneranno. I nostri son morti o fuggiti. Essi torneranno e son molti... son molti...

— Con te! — rispose lui con accento di profondo dolore e di tenerezza profonda. — Con te, sorella mia!

La prese in braccio, attingendo la forza dal suo dolore e si diede a correre nelle tenebre verso il punto del bosco che aveva additato a Pietro il Toro.

Intanto gl’Inglesi avevano acceso delle torce che spandevano una luce rossastra e fumosa sul sommo della collina ove più micidiale era stata la zuffa; e alcuni gridando e agitando le torce si dirigevano verso il luogo in cui Riccardo e Vittoria avevano combattuto. Certo gl’Inglesi accorrenti, avvisati dai compagni superstiti credevano d’aver che fare con un gran numero di nemici.

— Sàlvati — diceva lei. — Io t’impedisco di sottrarti ad essi... Sàlvati, ho pochi istanti di vita... lo sento...

— No, no — ruggiva lui sordamente, continuando a inoltrarsi nel buio, attraverso gli alberi folti.

— Ti raggiungeranno... salvati... Io son felice... non voglio niente più da te... son felice... Così sognavo di morire... così!

Continuavano a rimbombare le fucilate il cui lampo squarciava le tenebre e per poco rischiarava il bosco. Egli sostenendo fra le braccia l’amica sua che sentiva venir meno, passava attraverso fratte e roveti, mentre dietro a lui strideva il fogliame sotto i passi degl’inseguitori, indicati dalla fumosa luce delle torce. Capiva pur troppo di non dover uscire dal bosco ove avrebbe potuto nascondersi, mentre nell’aperta campagna sarebbe stato visto e raggiunto; capiva pur troppo che gl’Inglesi ardevano di vendicare i compagni caduti, ed egli sostenuto dalla speranza che non fossero mortali le ferite di Vittoria, a costo della vita avrebbe voluto portarla in luogo sicuro per prestarle le cure di cui aveva bisogno, e un tal luogo esser doveva la villa reale ove gl’Inglesi non avrebbero osato di spingere le loro ricerche.

Ma gli sarebbe stato possibile? Era risoluto, risoluto a lasciarsi uccidere sul corpo della sua amica, sentendosi sopraffatto da una tenerezza infinita per lei: non era amore, era qualcosa di più: un sentimento fatto di gratitudine, di pietà, di ammirazione anche. Quella donna il cui nome si proferiva con orrore, che aveva lasciato dietro a sè una lunga striscia di sangue, gli si era rivelata in tutta la magnanimità della sua abnegazione: aveva intravisto in lei delle virtù forti e rudi di cuore e di carattere ed egli non voleva esser da meno di lei.

— Soffri? — le chiedeva di tanto in tanto stringendola al petto fraternamente.