— Grazie — mormorò con un sorriso. — Vuol dire che Dio mi ha perdonato... Ma ho una colpa... una grave colpa da confessare a voi... a te, Riccardo, ed anche a te, Pietro... Frugate nella tasca della mia giacca... vi troverete una carta... Datemela.
Pietro il Toro che lagrimava silenziosamente, ubbidì alle parole di Vittoria: ma quando dalla tasca interna della giacca di lei trasse una carta ingiallita e logora dal tempo, macchiata qua e là di sangue, trasalì come se l’avesse riconosciuta.
— Ah diavolo, diavolo! — non potè trattenersi dal mormorare.
— Te l’ho rubata io... un giorno... — disse lei con un vago sorriso — quando tu mi parlasti del... del matrimonio del duca di Fagnano.
Riccardo che ascoltava tutto immerso nel suo dolore, credendo che quelle parole fossero un effetto del delirio, alzò il capo al nome del padre suo.
— Non vi affaticate — mormorò Alma, anche lei credendo che la moribonda fosse in preda al delirio, mentre l’attirava vieppiù a sè ond’ella potesse riposare con più agio.
— No, no, non mi affatico... anzi mi fa bene... Morirò più tranquilla...
— Non morirete; la vostra fibra robusta vincerà...
Ella, che aveva chiuso gli occhi, li riaprì, e scuotendo il capo:
— No, no: ne ho viste delle ferite simili... eppoi Pietro che se ne intende ha creduto inutile financo di fasciarmi... Dunque, prima che io muoia... do a voi, buona creatura, questa carta che è l’atto matrimoniale del duca di Fagnano... lo do a voi perchè... la diate a lui... per esser riconosciuto.