In ciò dire porse ad Alma la carta che Pietro le aveva tolto dall’abito.
— Voi — continuò la moribonda con voce che sempre più si affievoliva — voi potrete esser felici se perdonate a lui come perdonate a me... Ha subito il destino, ma io ho letto bene nell’anima sua... e so, so... che egli vi ama... Bisogna però che quella donna vada via... quella donna per la quale tanti son morti laggiù! Ah, avrei voluto morire laggiù, fra i miei boschi... i miei morti... ma vicino a voi, così!...
Il rantolo diveniva vieppiù insistente; già le forze erano per esaurirsi. Ella volgeva i tardi occhi ora a Riccardo, ora ad Alma con una espressione ineffabile. Poi, come assalita da un subito pensiero, si rivolse alla giovinetta e le disse con un filo di voce:
— Se la sapete l’Ave Maria, dite l’Ave Maria... Son dieci anni che non ho pregato e non ho sentito pregare!
La giovinetta le si appressò vieppiù e si diede a mormorare l’orazione. Il viso della moribonda parve che al suono di quelle dolci parole si abbuiasse atterrito; ma dopo un istante aprì gli occhi e, come se fissassero una visione, a poco a poco gli occhi sorrisero, le labbra sorrisero, un’aria di pace, di serenità le si diffuse pel volto.
— Madre mia... madre mia!... — mormorò.
La voce finì in un sospiro e il capo le ricadde sul braccio di Alma.
— Morta! — gemette Riccardo che le teneva fissi gli occhi negli occhi e ne aveva prese le mani fra le sue.
— Uccisa dagl’Inglesi, dagl’Inglesi! Ah, maledizione all’anima mia! — gridò Pietro il Toro sconvolto.
La giovinetta, che si era levata in ginocchio, disse con voce solenne: