— Preghiamo per la salvezza di questa povera anima che è volata a Dio pentita e fidente nella sua misericordia!
I dire uomini, in ginocchio anch’essi, piegarono la testa e pregarono sommessamente.
Un’ora dopo, essendo già alto il sole, Riccardo ruppe pel primo il silenzio e disse rivoltosi a Pietro il Toro:
— Ieri nel ricevere il messo che m’indicò dove avrei potuto trovarvi, ordinai che una carrozza si tenesse pronta presso il fondaco che è a mezz’ora da qui. Bisogna che uno di noi vada ad avvisare il cocchiere perchè qui la conduca.
— Vado io — disse Pietro il Toro.
Alma intanto si era tolto il mantello e ne veniva coprendo il cadavere di Vittoria. Alla risposta di Pietro alzò gli occhi in viso a Riccardo che era rimasto perplesso. Comprese che aspettava il suo assenso per lasciar partire Pietro, temendo che a lei dispiacesse di restar sola con lui.
— Grazie, cugino — gli disse — di aver provveduto e quanto mi è pur necessario, chè davvero non mi reggo. Andate, Pietro, ed è inutile vi raccomandi di usar prudenza.
— Prudenza, prudenza! — borbottò il vecchio scorridore. — Glielo vorrò far scontare, se li incontro, il sangue di quella povera donna!
Volse gli occhi lagrimosi al cadavere di Vittoria, poi dopo aver rimosso l’enorme pietra scese sul greto del torrentello, guardò da ogni parte la sovrastante via maestra e vide che era deserta.
— Povera Vittoria! — disse incamminandosi per un sentieruolo che saliva sulla strada. — Forse la sua morte ha fatto un gran bene a capitan Riccardo. Lei, dunque, lei aveva preso quella carta per trent’anni da me custodita con tanta cura? Ed io che aveva mandato tante bestemmie e tante imprecazioni al ladro! Va a non credere a quel che dicono i nostri vecchi, che le bestemmie e le imprecazioni colgono, colgono quando ci si mette dentro la mala intenzione! Ah se l’avessi saputo, non avrei imprecato così, povera Vittoria!