— Voi siete fatta di bontà e di dolcezza — disse lui commosso, comprendendo il perchè di quei fiori.

Ella depose i fiori sul seno della morta. Poi, dopo avere alquanto esitato, si chinò di nuovo, prese uno di quei fiori e lo porse a Riccardo.

— Grazie! — esclamò lui, baciando la mano che glielo porgeva. — Sì, sì, sia il perdono... se non è la speranza!

Mentre erano per uscire, vedendo che Pietro, il quale si appoggiava ad un badile, non li seguiva, Riccardo gli disse:

— E tu, Pietro, non vieni?

— Io resto qui per seppellirla! — rispose Pietro con le lagrime nella voce.

IX.

Era parso a tutti cosa assai strana, anzi un capriccio inesplicabile quello del vecchio Re d’invitare a un ricevimento nel parco della Ficuzza la nobiltà palermitana e gli ufficiali inglesi con le loro famiglie, e la meraviglia era stata maggiore quando si seppe che anche la Regina sarebbe intervenuta per dimorare poi due o tre giorni nel reale eremitaggio, come veramente avrebbe potuto dirsi la villa della Ficuzza.

Alla Regina quell’invito era parso ben singolare, ma il Re le aveva scritto con tanta premura e le aveva fatto intravedere tale un mistero in quel suo invito che ella si era decisa ad andare, tanto più che tutte le sue macchinazioni volgevano alla peggio.

I Calabresi erano stati dispersi; alcuni che si erano lasciati prendere non avevano negato di aver ceduto agli adescamenti di un emissario di lei; la congiura dell’Arciconfraternita di San Paolo era stata sventata, e la sommossa della plebe palermitana per l’aumento della tassa sui grani sedata dagl’Inglesi che avevano avuto un rinforzo di due reggimenti. Bisognava dunque aspettare il risultato delle sue offerte all’imperatore Napoleone, che occupato nei preparativi per la spedizione di Russia, non aveva ancora risposto.