La fatalità aveva preseduto a tutta la sua vita, ma ella non rinunciava a continuar nella lotta; anzi vieppiù gli ostacoli, i rovesci, le delusioni la intestardivano nei suoi disegni. Comprese che si diffidava di lei, che essa era un pruno negli occhi non solo degl’Inglesi, ma del marito e dei figli, che se avessero avuto una sola inconfutabile prova dei suoi raggiri, delle sue macchinazioni, l’avrebbero obbligata a lasciare la Sicilia!

Mordeva dunque il freno, dissimulando però innanzi ai familiari le sue ire che la facevano vivere in un continuo orgasmo. Solo Alma e Riccardo bene leggevano nella torbida anima di lei che passava le giornate in una irrequietezza senza posa che talvolta l’abbatteva, tal’altra la faceva prorompere in lamenti e in sospiri, per ridivenir muta, tremante in tutta la persona mentre si mordicchiava il labbro fino a farlo sanguinare.

Alma, dopo la dolorosa avventura toccatale, era stata accolta da lei con una espansione per dir così sospettosa, come se a stento dissimulasse un cruccioso pensiero. Quantunque il vederla in salvo fosse stato per lei un gran sollievo, che se ad Alma fosse capitato qualche sinistro non avrebbe saputo come giustificarsi non solo col duca di Fagnano ma anche con la nobiltà tutta che l’aveva seguita in Sicilia, pure le era di gran tormento che ella dovesse a Riccardo la salvezza, ricordando le premure del giovane e sentendo vieppiù acuire il sospetto ch’egli l’amasse. Ma non osava apertamente rimproverarla comprendendo quanto odiosa sarebbe stata la sua ingratitudine poichè per lei Alma si era esposta a tanti gravi pericoli; per lei aveva vissuto per sei giorni in un bosco in compagnia di rozzi avventurieri; per lei una delle più nobili fanciulle del Regno aveva rischiato di cader preda di brutali soldati. Quale dunque esser non doveva la sua gratitudine?

Ma la gratitudine era come soffocata dalla gelosia, ma la gelosia le mordeva il cuore come un rimorso! Ma la fatalità che faceva abortire ogni suo disegno non era stanca di perseguitarla! Ah, come si sentiva sola, contro tutti, sola contro il destino, sola contro l’amore, quell’ultimo amore della sua vita, al quale invano ella chiedeva un conforto; invano, perchè aveva incominciato a leggere nel cuore di Riccardo ed a comprendere che solo la pietà lo teneva ancora avvinto a lei!

La pietà! Ella, la figlia di un’imperatrice, la nipote di quegli imperatori che avevano ereditato da Dio il diritto al dominio, che erano i continuatori dei Cesari; ella, la Regina di due Regni, vilipesa come regina, umiliata come donna, sempre più, sempre più sprofondando nell’abisso di ogni miseria!

Alma, dacchè era tornata, attendeva al suo servizio freddamente e quasi austeramente tranquilla, evitando d’intrattenersi troppo nelle camere della Regina, la quale non le rivolgeva che ben di rado la parola, grata alla giovinetta di quel riserbo che metteva un distacco nei loro cuori.

Ma ciò che le riusciva amaro, ciò che la umiliava vieppiù era il contegno ossequioso di Riccardo che, quantunque ella lo avesse fatto riconoscere come suo scudiere, non compariva nella villa reale che solo nelle ore in cui servi e valletti ne popolavano le sale. Pure ella non poteva nulla rimproverargli; d’altra parte era così ferita nel suo amor proprio di donna che della sua freddezza non voleva dolersi, quantunque più volte fosse stata lì lì per prorompere!

È vero però che talvolta si faceva delle illusioni, che il rispetto e la prudenza gl’imponessero una tale riserva, anche perchè se con lei si teneva nel contegno di un gentiluomo i cui rapporti con la Sovrana non fossero più intimi di quanto il comportasse l’ufficio che aveva in Corte, non meno severo era il contegno che serbava con Alma; e per quanto invigilasse con occhi gelosi non aveva potuto sorprendere nè un gesto, nè una parola, nè un sorriso che avessero potuto confermarla nei suoi angosciosi sospetti.

Pure sentiva che Riccardo non era più quello di un tempo; sentiva che Alma era crucciata da un occulto pensiero. Che cosa era avvenuto tra quei due mentre egli la riconduceva nella villa reale? Che gli aveva detto lei dopo essere stata messa in salvo? Quale influenza aveva avuto sul cuore della giovinetta l’intervento di Riccardo, che sol per lei aveva sfidato il pericolo di cadere in mano degl’Inglesi?

E il pensiero le ondeggiava tra la rovina di tutti i suoi disegni e i pericoli vaghi, indefiniti del suo amore per Riccardo. Il silenzio dell’Imperatore non le riusciva più esasperante del contegno che serbavano quei due giovani! Forse se Riccardo non le avesse ingenerato dubbi e paure, meno angosciosi sarebbero trascorsi quei giorni in cui più immane aveva inteso il pondo della fatalità, di quella fatalità che da dieci anni pesava su lei!