Ella si alzò di botto.

— Un corriere del Re, un corriere del Re? Che cosa è accaduto dunque? — esclamò impallidendo.

— Che Vostra Maestà non indugi a riceverlo — disse Riccardo che si era avvicinato alla porta per aprirla. — Pare anche a me che debba essere apportatore di qualche grave notizia.

— Aprite ed introducetelo — rispose lei tornando a sedere, imponendosi ma invano di rasserenarsi.

— Il Re nostro signore — disse il corriere avanzandosi e porgendo alla Regina una larga lettera dai suggelli rossi in un vassoio d’argento — mi ha ordinato di dire a voce a Vostra Maestà che non metta alcuno indugio a recarsi alla Ficuzza ove l’aspetta impaziente.

La Regina intanto aveva aperto la lettera e leggeva con espressione di stupore come se non giungesse a darsi spiegazione del contenuto di essa.

— Va bene, andate — disse poi al corriere, gittando la lettera sullo scrittoio.

— Se Vostra Maestà vuol restar sola... — disse Riccardo.

— No, no, restate voi, restate.

Il corriere uscì.