Comprendeva bene ciò che ella avrebbe voluto: lo avrebbe voluto più premuroso, fors’anco più avventato nel cercar di penetrare fino a lei, anche a costo di affrontare uno scandalo. Più che l’amore il dispetto la rendeva così convulsa, bene ella comprendendo che la presenza di Alma lo aveva reso così prudente, se era prudenza la sua, e non ritegno di continuare negli antichi rapporti quasi sotto gli occhi di quella giovinetta che era l’unico suo amore!

Sperando di volgere il discorso su un soggetto meno doloroso e meno imbarazzante per lui le disse:

— Vostra Maestà dunque andrà dal Re?

— Sì — rispose lei — è necessario: il tono della lettera mi fa comprendere che vi sia qualcosa in aria. Una tale festa asconde un mistero che debbo penetrare...

Poi divenendo dolce e carezzevole, gli si avvicinò, gli mise una mano sulla spalla e gli disse sommessamente:

— Colà sarò più libera di qui, forse. So l’appartamento che mi riserva... Una porta della mia camera dà in un giardino... Hai compreso?

Si stringeva a lui in dire ciò con gli occhi accesi e le labbra tremanti: ei sentiva in sè le vibrazioni di quel corpo bello e caldo di passione:

— Sì — le rispose, mentre ella lo attirava a sè.

— Ti terrai nelle vicinanze — continuava a dire con le labbra sulle labbra di lui — e verrai verso la mezzanotte. Io ti aspetterò come... come ti ho aspettato invano qui tante notti, tante notti..

Egli l’aveva presa fra le braccia sentendo come un rimorso. Era quella la Regina, la formidabile sovrana che dieci anni innanzi aveva insanguinato Napoli, la donna feroce che non aveva avuto mai sensi di pietà? Era proprio lei così supplichevole, così umile, così trepidante? Ne sentiva quasi rimorso: per lui era divenuta così vile, così ondeggiante, così immemore di sè?