— Dunque — continuò il duca sommessamente, sempre con la sua aria di uomo che la sa lunga — lui e lei cadranno nel tranello che sarà loro teso questa notte.

— Questa notte?

— Questa notte o un’altra. Noi siamo stati avvisati di tenerci pronti.

— Ma che si vorrà fare, Dio mio? — gridò lei spaventata.

— Nulla, nulla di male. Non ci è poi da impallidire; da tremare così come tu tremi, povera creatura! Si vorrà provocare uno scandaluccio, ecco tutto, onde lei sia costretta ad andar via da questa Sicilia, nella quale, come già fece in Napoli ed in Calabria, avrebbe voluto far scorrere a fiumi il sangue della povera gente, e, quel che è peggio, ha compromesso noi che avremmo potuto accettare le offerte dei Francesi.

— Ma di lui, di lui che ne sarà, che gli faranno? — gridò lei smarrita.

— Lui?... Chi sarebbe mo’ cotesto lui?

— Del... dell’altra persona?

— Ah, dell’avventuriero! Siccome deve fare i conti con la giustizia inglese per molti delitti commessi, sarà arrestato, processato e appiccato. Gli Inglesi vanno per le spiccie. Ma che può importare a te di lui?

Alma si conteneva a stenti. Svelar tutto a suo padre, svelargli chi fosse l’uomo del quale parlava con tanta tranquilla indifferenza? Ah, no, chè il suo affetto filiale non le faceva punto velo agli occhi e comprendeva pur troppo che sarebbe stato peggio, assai peggio. Svelare alla Regina il tranello che le si tendeva? Ma le avrebbe prestato fede? Non avrebbe creduto invece che la gelosia parlasse in lei? Eppoi già era l’ora del pranzo; come avvicinarsi alla Sovrana senza venir meno al cerimoniale che era strettamente e pedantescamente osservato in certi giorni? Avvertir lui? Ma dov’era lui, dov’era? Certo esser ci doveva un’intesa con la Regina; ricordava che non aveva voluto che lei dormisse nella camera attigua, facendole intendere che il Re forse ne sarebbe imbarazzato.