— Lord Bentinck è stato con me di una grande cortesia — disse tornando col pensiero alla serata trascorsa. — Certo non ha alcun sospetto, per quanto si dica che abbia ovunque delle spie! Ah, se Bonaparte si deciderà, che bel giochetto gli faremo! Chi ci avesse visto stasera avrebbe creduto che fossimo i più buoni amici di questo mondo!
Nel dir ciò volgeva gli occhi, che già incominciavano ad essere impazienti, verso le socchiuse imposte della veranda.
— Ora poi — disse con voce irosa — la prudenza è un po’ troppo prolungata... E se non venisse?
A tal pensiero, che la fece fremere, il viso si rabbuiò, gli occhi ebbero un lampo di minaccia.
— No, no, ha promesso, e non ha mancato mai alla sua promessa! — mormorò per confortarsi. — Voglio che mi vegga così. Stasera leggevo l’ammirazione in tutti gli sguardi, e non erano sguardi adulatori, no. Anche il Re mi si è mostrato più carezzevole del solito. L’imbecille, che si è lasciato accalappiare da una sguaiatella! È alla mia età che si ama... che si sa amare...
Si era alzata, punta dall’ansia, dall’impazienza e anche da una vaga paura, e si era fatta alle imposte della veranda tenendosi immobile, tutta raccolta nell’ascoltare. Ma nel silenzio profondo non udiva che i convulsi battiti del suo cuore.
— Ah — disse infine soffocando un grido di gioia che era per prorompere — mi par di avere udito un calpestìo... È lui, è lui, la sua ombra... Che m’importa del resto, che m’importa? Mi resta la sua giovinezza, mi resta il suo amore!...
Non era più la Regina, ambiziosa, feroce, col cuore gonfio di odio pel quale tanto sangue aveva fatto spargere; era la donna vibrante di passione, che per un’ora d’amore avrebbe affrontato l’abisso!
Invero era lui.
— Vieni, vieni, vieni amor mio! — mormorò lei stendendogli ambo le mani per trarlo a sè.