— Sì, sì, a voi — continuò Alma che vibrava di sgomento e di angoscia in tutta la persona. — Non vedete le mie vesti lacere, queste mani sanguinanti? Mi avevano rinchiusa in una stanza... a gran stento potei aprire la finestra e scender giù facendo una corda di alcune lenzuola...
— Non m’ingannavo dunque — mormorò Riccardo che aveva negli occhi una ineffabile tenerezza per quella giovinetta la quale per salvar lui, lui, lo comprendeva bene, si era esposta a tanto rischio, per salvar lui che pur sapeva in un colloquio d’amore!
— Badate, potrebbe anche essere un vostro vilissimo stratagemma... un concertato fra voi due... badate! Mi vendicherei, mi vendicherei atrocemente!
E la Regina diceva ciò a denti stretti, livida in viso, con le labbra tremanti e gli occhi accesi di una luce sanguigna.
Ma i due giovani non ebbero il tempo di rispondere: nel silenzio della notte si elevarono alcune grida sì dall’interno come dal di fuori della villa.
— Udite? — esclamò la giovinetta fieramente ergendosi in tutto il suo orgoglio offeso dall’oltraggioso sospetto della Regina, e come se quelle voci fossero la risposta alle parole di Sua Maestà.
— È vero dunque, è vero! — mormorò Carolina d’Austria fluttuante tra l’ira ed il terrore, ma ancora incerta, mentre le grida vieppiù si avvicinavano.
— Zitto — disse Riccardo che innanzi al pericolo aveva riacquistato tutta la sua energia. — Ascoltiamo.
— Un ladro negli appartamenti di Sua Maestà la Regina — si gridava dal parco su cui si apriva la veranda.
— Intendete, intendete? — proruppe Alma. — Si finge di inseguire un ladro per penetrare in questa stanza...