— Ebbene — disse lui con voce tranquilla — che importa se mi si crede un ladro? Saprò farmi strada fra cento: non è questa la prima volta.
E sguainando il lungo pugnale la cui lama sottile e acuta mandò bagliori sanguigni, balzò presso le imposte della veranda.
La Regina corse a lui, l’afferrô pel braccio e lo trasse a sè dicendogli con parole smozzicate dalla rabbia:
— No, no, non cercano un ladro... cercano il mio amante!
Aveva tutto compreso: il tranello e le sue terribili conseguenze. Lo scandalo l’avrebbe costretta a lasciar la Sicilia, lo scandalo avrebbe troncato tutti i suoi progetti, reso inattuabili tutti i suoi disegni!
Egli si era arrestato, colpito da quelle parole che gli confermavano ciò che per lui finallora era stato un sospetto.
— Ditemi che dovrò fare — disse grave e solenne, volgendosi alla Regina. — Se la mia morte può giovarvi, io son pronto. Direte poi che mi sono ucciso per espiare la mia audacia.
In questo fu picchiato alla gran porta che si apriva nell’anticamera e si udì una voce, la voce del maggiordomo, che diceva:
— Maestà, Maestà, un temerario ha osato penetrare qui dentro... Aprite, Maestà!
Ella intanto irrisoluta volgeva lo sguardo or su Riccardo, or su Alma che si teneva immobile. L’abnegazione di quei due giovani pur nell’atroce tempesta dell’anima sua era giunta a commuoverla. Comprese quanto fosse stata ingiusta e con amarezza profonda quanto il suo amore per Riccardo fosse sinistro per quelle due giovani vite, così nobili e così devote ad un dovere e che si sacrificavano per lei.