— Mia figlia spinge un po’ troppo oltre la devozione, l’abnegazione! Infine che riesce a provare con questa commedia? Riesce a distruggere lo scandalo della presenza di un giovane, chiunque sia, nella camera della Regina, in un’ora così inoltrata della notte?

— Ma come spiegate quel documento in mano della duchessa? — gli chiesero alcuni.

Era questa la domanda che il duca volgeva a se stesso mentre non sapeva trattenersi, pur mostrandosi incurante, di guardare il giovane alla sfuggita. Questi portava nel volto l’impronta della sua nascita, doveva bene confessarlo, ma infine era sicuro, affatto sicuro di non aver nulla a temere, chè presto l’attenzione sarebbe tornata sullo scandalo, invano dalla figliuola tentato di soffocare.

Durante questa scena la Regina aveva assunto un’aria di sdegnosa indifferenza, come se la cosa non la riguardasse punto. Però era lieta che l’attenzione degli astanti si fosse stornata da lei. La curiosità e l’indole pettegola del nobilume che aveva invaso la sua camera avrebbero avuto un così largo pascolo in quell’avvenimento da non cercare di più, ed ella quindi si proponeva d’intervenire a suo tempo con una di quelle sue frasi fiere ed imperiose che avrebbe troncato il molesto incidente.

Non meno sdegnosamente indifferente di lei era il contegno di Riccardo, che però non giungeva a spiegarsi perchè Alma si fosse indotta a svelare il segreto della di lui nascita, il quale non avrebbe certamente stornato dal suo capo le accuse che gli muovevano gl’Inglesi. Pure sentiva l’anima gonfia di tenerezza per quella giovinetta che aveva proclamato così, innanzi a tutti i di lui diritti con grave danno di sè e del padre suo.

Ah, ella lo amava, lo amava vieppiù che egli non avesse potuto immaginare! Ella lo amava, mentre la sua presenza in quell’ora della notte nella camera della Regina le avrebbe dato il diritto di mostrarglisi sdegnosa: ella per salvarlo, quantunque ei fosse colpevole, umiliava sè, umiliava suo padre innanzi ai cortigiani invidiosi, confessando, col proclamare lui l’erede legittimo del duca di Fagnano, che essi avevano finallora usurpato titoli e beni!

Lo amava! Ma sarebbe giunta a salvarlo? Avrebbe impedito che gl’Inglesi lo arrestassero? Non aveva troppo fidato sugli effetti di quella rivelazione? Se era quello un sotterfugio per salvar la Regina, del quale per altro non giungeva a spiegarsi lo scopo, come e perchè avrebbe stornato il pericolo anche dal suo capo? Intanto non gli erano sfuggiti gli sguardi furtivi di suo zio, pel quale non sentiva alcuna avversione.

Pure si teneva pronto. Se per poco quella scena volgesse a male per lui, egli l’avrebbe troncata aprendosi il passo con l’arma in pugno; anzi sentendosi umiliato dall’intervento di una donna, ferito nel suo orgoglio se mai un tale intervento gli avesse evitato il pericolo, si imprometteva di rivelarsi in tutta la sua audacia a quei frolli e altezzosi cortigiani che susurrando tra loro se lo accennavano con lo sguardo.

— Ah — diceva seco stesso comprimendo l’ira e mordicchiandosi nervosamente il labbro, mentre si teneva immobile con le braccia conserte — ah, se non mi sgombrate il passo, che bella danza faremo tra poco, cari signori!

Ma ci era qualcuno tra la folla che finallora si era tenuto silenzioso, impaziente di quell’indugio, onde si avanzò dicendo con voce grave: