— Non, si tratta, o signori, di discutere sui diritti di quello sconosciuto, nè su chi sia, nè sul luogo donde è qui venuto.
— Lord Bentinck! — mormorarono gli astanti facendosi da parte per dare il passo al temuto ed onnipotente ministro inglese.
— Si tratta invece di sapere perchè nella camera di Sua Maestà la Regina, ove a nessun uomo che non sia il Re è dato di porre il piede, si trovi quel giovane, che, se non erro, deve render conto di gravi delitti!
Poscia indirizzandosi alla Regina le disse dopo un profondo cerimonioso inchino:
— Dica Vostra Maestà se quel malfattore si è introdotto qui per rubare o per recarle oltraggio. Nessuno di noi sospetta che invece di un ladro sia un...
Nel viso della Regina si leggeva la terribile lotta dell’anima. Come un ferro rovente fiammeggiava il suo sguardo. Il suo nemico implacabile, quel lord Bentinck che ella, secondo la sua frase, avrebbe voluto pestare in un mortaio, aveva vinto: ella ne comprendeva il perfido sorriso, leggeva in quel contegno ostentatamente ossequioso l’esultanza del malvagio trionfo. Che rispondere a quella domanda? Accusar lui, Riccardo, per salvare se stessa? Farlo credere un ladro perchè non lo si credesse il suo amante?
Si era alzata, e quantunque con uno sforzo disperato si reggesse in piedi, tremava di rabbia come una tigre in un cerchio di cacciatori. Gli astanti tacevano, sentendo tutta la solennità dell’istante terribile. Solo lord Bentinck freddo, tranquillo, sorrideva.
Riccardo non seppe più contenersi. Era quello l’istante, quello. Ormai bisognava finirla, chè si sentiva sopraffatto da profonda pietà per lo strazio di quella povera donna.
— Ah, perdio — gridò — che non s’insulti più la nostra Regina da un malnato straniero. Ebbene o signori, io vi...
Intese una mano che gli si posava sulla spalla, si volse. Alma lo guardava con una strana espressione nello sguardo.