— Dalla Regina?
— Nè più ne meno. Quella povera creatura è stata costretta a sacrificarsi. Vedi che viso da sbalordito ha quel povero duca di Fagnano! E lord Bentinck come si morde le labbra per la collera, e la Regina che viso da furia con quel sorriso demoniaco!
— Eccomi Maestà — disse Riccardo avanzando. — Io non son fuggito mai quando con le armi in pugno ho combattuto i nemici del mio Re e della mia Regina, e... e non fuggo neanche adesso.
Ciò dicendo guardò fieramente in giro... Il bello e maschio suo aspetto fece correre un mormorio di ammirazione fra gli astanti, alcuni dei quali però s’intesero feriti dalle superbe parole del giovane.
— Sembra che l’abbia con noi... che ci sfidi! — dissero alcuni.
— Veramente aveva lo sguardo fisso su lord Bentinck come se a lui fossero rivolte quelle sdegnose parole.
— Chi siete voi, signore? — chiese il Re dopo averlo contemplato un istante quasi con compiacenza.
— Poiché — rispose il giovane — mia cugina, depositaria del segreto della mia nascita, ha voluto svelarlo, io non debbo e non posso smentirla, chè da un nobile intento al certo, nobile quanto l’anima sua, a ciò fu mossa. Io sono Riccardo duca di Fagnano, figlio di Tommaso esule in Francia, e morto fra le mie braccia nel nostro castello.
— Ah — disse il Re aggrottando le ciglia — un esaltato, un repubblicano condannato a morte per stregoneria e per delitti contro lo Stato!
— Mio padre fu vittima del pregiudizio, dell’ignoranza e della calunnia — rispose il giovane. — Egli ha perdonato come io perdono ai suoi nemici, ma io saprò riabilitarne la memoria, io che per Vostra Maestà ho sparso il mio sangue, io che col nome di Riccardo feci parte di quei prodi che capitanati dal grande Cardinale, mentre gli altri signori del Regno vigliacchi ed inetti sfoggiavano di vesti e di gioielli nei balli e nei teatri di Palermo, riconquistarono il Regno alla Maestà Vostra!