— Si vede, si vede che ha vissuto sempre nei boschi e nelle vie maestre — mormorarono i cortigiani scandalizzati! — Che linguaggio è questo? Ricordare al Re che alcuni straccioni gli riconquistarono il trono?
Il Re, turbato appunto da quei ricordi, non molto lusinghieri per lui, fece un gesto quasi per interrompere il giovane. Ma questi proseguì:
— Io dunque, anche se mio padre fosse stato colpevole, ciò che nego, avrei pagato il suo debito. Quante gocce di sangue han versato pel trono dei Borboni e per l’altare di Dio coloro che mi ascoltano sbalorditi della mia audacia? Dov’erano essi quando io, io, duca di Fagnano, scalai le mura del castello di Cotrone, e penetrai per la breccia fra le mura di Andria, e irruppi con dieci dei miei calabresi contro i mille difensori del Ponte della Maddalena? Essi ballavano svenevolmente il minuetto in una festa di Corte, essi che ora mi fulminano dello sguardo, ma che sarebbero fuggiti come un branco di pecore se io, come ne avevo l’intenzione, mi fossi precipitato su essi, armato solo di uno scudiscio!
— Ma c’insulta, c’insulta! — gridarono alcuni conti e alcuni marchesi che erano fra i più cospicui personaggi invitati dal Re.
— Ebbene sì, c’insulta — risposero altri conti e altri marchesi un po’ più schietti — ma chi di noi vuol rischiare la sua vita contro un simile avventuriero?
— Se mio padre ebbe colpe, io, io suo figlio legittimo, ne ho fatto ammenda difendendo il castello dei miei padri, che aveva l’onore di ospitare Sua Maestà la Regina, quando i Francesi irruppero sicuri di farla prigioniera. Non è vero mio caro zio, non è vero? Non vi diedi tempo di fuggire mentre io uccidevo tra il fumo, le fucilate, la mitraglia, uccidevo sicuro di cadere ucciso da un istante all’altro? Non è vero, carissimo zio, che ignoravate come io l’ignoravo, che il famoso capitan Riccardo, terrore dei Francesi, aveva l’onore di essere vostro nepote?
— Voi dunque v’incontraste altre volte? — chiese il Re volgendosi a colui che finallora aveva portato il titolo di duca di Fagnano.
— Sì, è vero — rispose questi che pareva del tutto sconvolto — ma io ignoravo, ignoravo le sue pretese...
— Il mio diritto — interruppe Riccardo — il mio diritto che mia cugina ha riconosciuto ed al quale io avrei rinunziato lieto di vivere nell’oscurità e di spargere il mio sangue pel servizio dei miei Sovrani...
— Questo sì, che è ben detto! — esclamò il Re.